RETE DEI CITTADINI su RAVE DI CUSAGO

RETE DEI CITTADINI su RAVE DI CUSAGO

Succedono cose strane in Italia. Succede, sabato 27, che la Digos di Milano autorizzi sino a domenica, in pieno accordo col questore, Luigi Savina, una festa (ricordiamo che il rave è una festa, detta anche free party); e succede, poi, nel pieno della serata che, sempre su ordine del questore, Luigi Savina, 170 poliziotti in tenuta antisommossa facciano irruzione per sgomberare il tutto, senza ausilio di megafono, entrando e colpendo a manganellate ragazze e ragazzi in giovane età, distruggendo anche l’impianto. Succede che una ragazza finisca in coma farmacologico all’ospedale San Carlo, per ferite alla testa (“inciampata”, dice la Questura) e proprio mentre scriviamo apprendiamo la felice notizia del suo risveglio. Non marginale, paradigmatico di un contesto violento che ricorda il blitz alla ‘Armando Diaz’ di Genova, è l’orrendo episodio di un cane finito a manganellate. Questo film dell’orrore sarà sfuggito a chi legge “la Repubblica”, dove Simone Bianchin si esibisce in un esemplare copia e incolla del comunicato della Questura. RETE DEI CITTADINI intende qui dare voce anche alla controparte, partendo dal comunicato della Hazard Unitz, la tribe che intendeva festeggiare i dieci anni di formazione: “Ore 14: Prendiamo accordi con un funzionario Digos che, comunicando col questore, ci da l’ok per far proseguire il party fino a domenica (il proprietario non voleva sporgere denuncia). La polizia fa parcheggiare tutte le macchine in strada, quando sapevano benissimo che era la cosa più sbagliata da fare […]Il proprietario dello stabile viene minacciato dal Comune che se non sporgerà denuncia verrà denunciato lui stesso, perche senza di essa la polizia non avrebbe potuto intervenire. Ore 21: Parte la denuncia. Si presenta la celere all’interno della struttura, mentre tutta l’area esterna viene bloccata dalla polizia, cui spieghiamo i precedenti accordi con la Digos […] Ore 22: spegniamo la musica e una folla di 1500 persone inizia a fare cori e urlare. La polizia irrompe dentro il capannone, ci spegne l’impianto, ci chiude nel retro del sound, e inizia a manganellare qualsiasi cosa trovano davanti, ragazze, ragazzi, cani, persone indifese e anche i ragazzi che avevano la bancarella di crepes davanti al sound, usando lacrimogeni […] abbiamo visto una ragazzina presa per i capelli, fatta strisciare a terra e presa a calci, gente chiusa in un angolo e manganellata in testa”.

I racconti proseguono, nel tam tam dei social network,  con numerose testimonianze, anche di amici fidati. Sulla strana decisione di far lasciare le macchine tutte fuori, anziché all’interno dell’enorme capannone, racconta Federica: “all’arrivo lo stesso carabiniere che bloccava le macchine ci ha detto (testuali parole): ‘ragazzi le macchine devono stare fuori, disposizione del Comune, voi siete autorizzati ad entrare’ ”. Allora, se il motivo della denuncia, cui il proprietario è stato infine costretto, era l’intralcio della viabilità, questa “trappola per topi”, come la chiama ancora Federica, era premeditata o frutto di incompetenza? La pagina su facebook degli organizzatori è piena di testimonianze di violenze gratuite, “manganellate in testa”, “persone chiuse in circolo e pestate”, “legati polsi con le fascette e riempite di legnate”. Il questore, Luigi Savina, è stato allertato dal Dipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio, retto da Giovanni Serpelloni, a scopo “preventivo”. Laddove una seria prevenzione alla droga, non diffusa solo ai free party, andrebbe operata con la divulgazione nelle scuole, col supporto psicologico, con azioni dirette nei territori. In un clima già esasperato, il lancio di sassi o gli insulti rivolti alle forze dell’ordine non compensano una reazione talmente spropositata. Fra le decine  e decine di feriti, in stragrande maggioranza i partecipanti al rave, anche alcuni poliziotti sono rimasti contusi. Tuttavia, alla luce degli eventi, criticare l’operazione – come il Siap di Torino, sindacato di Polizia – solo per il “divario fra il numero degli agenti impiegati e gli oppositori all’autorità”, non rappresenta una realtà di agenti armati, in tenuta antisommossa, con manganelli e lacrimogeni, contro dei ragazzi che sono stati improvvisamente raggiunti da scariche di violenza.

Una tale sospensione dei diritti civili e umani non può essere tollerata e RDC ha tenuto a presentare la versione dei partecipanti, non esposta dagli organi di comunicazione. Infine, il pensiero corre alla ragazza appena uscita dal coma, con affetto e con l’augurio di riprendersi e di dimenticare presto quanto ha vissuto. Per quanto concerne il patrocinio, assolutamente gratuito, gli avvocati del foro di Livorno, Massimo Eleuteri e Barbara Luceri (barbara.luceri@ordineavvocatilivorno.it  telefono: 338 – 8856887) sono disponibili per chiunque voglia sporgere denuncia.

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