IL CONTROLLO AMBIENTALE “AMICHEVOLE” DEL GOVERNO DEI PROFESSORI

23 febbraio 2012 in Ambiente, Articoli, Riflessioni

a cura di Gianfranco Amendola da http://www.lexambiente.it

Chi si occupa di normativa ambientale sa bene che i problemi di fondo sono due: la pessima qualità delle leggi e la mancanza di controlli.[ndr: non solo nella normativa ambientale, questione squisitamente italiana!]

Si tratta, peraltro, di problematiche in qualche modo connesse perché proprio la pessima qualità delle leggi condiziona la qualità e la quantità dei controlli, sempre più spesso demandati a strutture inadeguate e carenti per mancanza di mezzi, di personale e di professionalità; di modo che troppo spesso i (pochi) controlli che vengono effettuati, in presenza di norme complicate, confuse e contraddittorie, si limitano a riscontrare solo eventuali situazioni macroscopiche di illegalità, senza prendere neppure in considerazione settori che richiedono un approfondimento di indagini. Basta pensare a quello che è successo per il trasporto di rifiuti dopo l’allucinante tira e molla sul SISTRI.

Del resto, basta guardarsi attorno o leggere i giornali per capire che nel settore della tutela ambientale, i controlli vanno potenziati con grande determinazione: come è possibile, tanto per fare due esempi su illegalità “facili facili” da controllare, che nel 2012, 36 anni dopo la legge Merli, vi siano ancora numerosi scarichi fognari pubblici immessi nell’ambiente allo stato bruto, senza alcuna depurazione e autorizzazione; oppure che esistano centinaia di discariche abusive ?

Purtroppo, invece del potenziamento, con il governo dei Professori è arrivata la “semplificazione” dei controlli. Nel decreto legge n. 5 del 9 febbraio 2012, entrato in vigore il 10 febbraio, -oltre a 2 articoli (23 e 24) di semplificazione della normativa ambientale su cui ci riserviamo un intervento più approfondito-, esiste un ineffabile art. 14, intitolato “Semplificazione dei controlli sulle imprese”, la cui ratio dichiarata è di limitare al massimo i controlli sulle imprese al fine di recare alle stesse “il minore intralcio” possibile.

L’apice, a mio sommesso avviso, si raggiunge quando si stabilisce che i controllori devono adeguarsi al principio di “collaborazione amichevole con i soggetti controllati al fine di prevenire rischi e situazioni di irregolarità”.

Se con questo si voleva dire che i controlli devono essere effettuati con educazione e senza vessare e intimidire i poveri industriali, trattasi, ovviamente, di norma del tutto superflua.

Ma questo non vuol dire “collaborazione amichevole”. I controlli sono controlli e non si può imporre alcuna “collaborazione amichevole” tra controllori e controllati. Né spetta ai controllori dare amichevoli consigli all’industriale su quello che deve fare al fine di prevenire rischi e situazioni di irregolarità. L’industriale, se ha dei dubbi, ha tutti i diritti di pagarsi una consulenza privata o rivolgersi in modo formale e diretto alle istituzioni competenti e di ricevere risposta.

Ma il pubblico controllore, se riscontra reati, deve farne denuncia all’A.G. e non può essere invischiato nei problemi del controllato.

Se, a questo punto, ci focalizziamo sul settore dei controlli ambientali (dalle disposizioni dell’art. 14 sono esenti solo i controlli in materia fiscale e finanziaria), appare ancora più evidente la pericolosità di questo stravagante principio.

E’ noto, infatti, che l’organo deputato al controllo tecnico delle violazioni ambientali è l’ARPA.

In proposito, recentemente la Cassazione ha evidenziato che “i funzionari dell’ARPA, preposti al controllo e alla vigilanza ambientale, sono titolari di una posizione di garanzia in relazione all’ impedimento dei reati commessi dai terzi e, pertanto, qualora, venuti a conoscenza dell’effettuazione irregolare di operazioni di gestione di rifìuti, omettano di intervenire, sono responsabili ex art. 40, 2° comma, c.p. dell ‘illecito smaltimento del rifìuto” (Cass. Pen, sez. 3, c.c. 15 dicembre 2010, n. 3634, Zanello).

Oggi si dice agli stessi funzionari che devono collaborare amichevolmente con i soggetti controllati.

Se, in questo quadro, aggiungiamo che già esiste un altro scellerato principio legislativo in base al quale, per fare cassa, l’ARPA può accettare consulenze a pagamento anche dai soggetti che dovrebbe controllare (ed eventualmente denunciare), diventa ancor più concreto il rischio che la collaborazione “amichevole” possa talvolta essere intesa come collaborazione a pagamento, dove chi paga si assicura l’amichevole collaborazione del controllore ora e per il futuro. E chi vuole capire capisca!

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5 risposte a IL CONTROLLO AMBIENTALE “AMICHEVOLE” DEL GOVERNO DEI PROFESSORI

  1. Veramente interessante, scopro solo ora che i funzionari dell’arpa sono responsabili di un fatto cosi grave… pero devo anche dire che sono totalmente in disaccordo in merito alla premessa iniziale di questo articolo:
    quando dici che “Chi si occupa di normativa ambientale sa bene che i problemi di fondo sono due: la pessima qualità delle leggi e la mancanza di controlli” , secondo il mio punto di vista , fai delle affermazioni sbagliate o quantomeno incomplete… il reale problema delle “normative sull’ambiente” o il terzo problema che non viene citato è il “metro di giudizio sbagliato che si adotta”…
    Se tutto fosse gestito tramite il BENESSERE INTERNO LORDO (B.I.L.) , invece che dal prodotto interno lordo (PIL) , si potrebbe creare una catena virtuosa che si autoalimenterebbe da se , ma per fare questo, uno stato “serio” dovrebbe riprendersi la sua sovranità monetaria (es. diritto di emettere una propria moneta nazionale/locale o federale) e dovrebbe “legare” il B.I.L. all’emissione di “fondi virtuosi”…. insomma , più sale il benessere dei cittadini , più fondi verranno stanziati . Seguendo questa logica di pensiero , tutto diventerebbe automatico e sicuro…. una ditta che vuole avere i fondi o sconti sulle tasse , dovra dimostrare l’effettivo benessere prodotto , altrimenti non avrà senzo la sua sopravivenza.
    con una logica del genere , le centrali come quelle di quirra e escaplano (SARAS SARDEGNA) sparirebbere in un nano secondo ….e cosi via.

    dunque : se cambia la “premessa dell’articolo” , tutta l’analisi che viene fatta dopo , diventa un pochino “errata”… proprio perchè basata su un problema/soluzione “non principale” (in questo caso i controlli alle aziende) .
    CONCLUSIONI:
    Per risolvere il problema si deve cambiare totalmente mentalità , attuare il BIL tramite la sovranita monetaria e lasciare la gestione del territorio ai cittadini che ci vivono !

    ps sono daccordo sul fatto che questo governo sta solamente peggiorando la situazione e che affidare all’arpa il controllo sia quantomeno scandaloso… ma questo , come dicevo è secondario.

    Rorro David

  2. …e ancor prima della sovranità monetaria mi sa che bisognerebbe riprenderci la sovranità del nostro stato, in modo da poter legiferare per riprenderci l’altra sovranità di cui parli…ormai ci vengono imposti da fuori anche i presidenti del consiglio….

  3. D’accordissimo sull’importanza della sovranità monetaria (ce l’abbiamo scritto anche sul nostro manifesto), ma questo articolo non c’entra assolutamente niente.
    L’argomento è molto interessante, una disamina puntale di un provvedimento dell’attuale governo. Con la “maschera” della semplificazione, si rende ancora più inutili e pilotati i controlli ambientali: a danno della salute dei cittadini e del rispetto del territorio

  4. I CONTROLLI IN ITALIA NON ESISTONO! non solo non esistono e tutti fanno quello che vogliono, vedi l’edilizia, vedi l’industria, la finanza.. ma ci prendono ulteriormente per i fondelli facendo semplificazioni su semplificazioni..di cose inutili…
    invece le vere semplificazioni necessarie ai cittadini comuni neanche se le sognano..
    provate a chiedere i permessi per costruire nelle regole qualcosa.. e provate a fare un abuso e poi sanarlo.. vediamo chi fa prima!
    sto paese è tutto da rifare! altro che sovranità monetaria!

  5. se viene permesso che i controllori vengano pagati (legalmente o illegalmente) dai controllati vuol dire che non si ha la volontà di fare controlli e di questo ne pagano le spese le aziende “oneste” che possono competere più difficilmente con quelle “agevolate”

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