Ma allora, ditemi, qual’è la rivoluzione che vogliamo?

23 novembre 2011 in Chi siamo, Parliamone insieme, Riflessioni

Riprendiamo quanto scritto da Alessandro Lunetta nella mailing list della Rete Dei Cittadini, come parere di singolo iscritto alla RETE DEI CITTADINI (e non come presidente della associazione, nella cui veste può agire solamente in quanto delegato dall’assemblea). E’ un argomento che talvolta si ripropone in dibattiti interni ed esterni e vale la pena di approfondire. Naturalmente si invita a commentare questo post, anche a criticarlo, in modo che con una discussione proficua di possa crescere tutti quanti in consapevolezza.

… Torniamo al solito discorso.
**la forma è anche sostanza.**
io non mi riconosco affatto con chi pensa che “essere rivoluzionario” significa infarcire tutti i discorsi con parolacce, insulti e atteggiamenti arroganti. non ne faccio una questione personale, David, e neanche formale, ma una questione SOSTANZIALE. Predichiamo a destra e a manca democrazia e poi ci permettiamo di insultare chiunque la pensi in modo diverso (questo avviene ogni volta). Se questa deve essere la nostra rivoluzione, beh, è persa comunque. Io non voglio combattere l’arroganza del regime con una arroganza uguale e contraria. Se non si esce da questa trappola della violenza verbale non si andrà mai da nessuna parte. Il popolo coi forconi in mano è quello che uccide un tiranno per permettere dopo ad un’altro di prenderne il posto. Questo ci dice la storia. Rivoluzione Francese, rivoluzione russa, cinese, fascista, vietcong, cuba, kmer rossi… tutti erano partiti da ottime idee di partenza (almeno così sembrava ai contemporanei) ma anche da posizioni violente verso chi non la pensava nella stessa maniera ( e per molti la “violenza” era solo “rieducazione”)
Mi parli di Ghandi.
Ebbene, Ghandi, sbeffeggiato da molti, riusci COL SUO SOLO ESEMPIO DI DIRITTURA MORALE a sconfiggere l’esercito coloniale inglese. Non aveva bisogno dei fucili, nè fisicamente nè metaforicamente. La sua presenza, ed il suo esempio era già rivoluzionaria per gli inglesi. Parlava un linguaggio moderato con tono di voce mite. Eppure le parole che diceva erano macigni per i suoi avversari. Ancora oggi nel mondo ci sono persone, come Ghandi, che testimoniano con la loro stessa esistenza la lotta contro le tirannie. Basti pensare a Suu Kyi in Birmania, scomoda per i militari al potere più di mille terroristi di AL Qaeda. Vogliamo parlare della rivoluzione pacifica di Nelson Mandela? Chi avrebbe mai pensato che dal Sud Africa dell’Apartheid si sarebbe arrivati all’attuale Sud Africa aperto a tutte le razze ed etnie SENZA SPARGIMENTO DI SANGUE. Gli esempi nel mondo sono innumerevoli, basti pensare ad alcuni dissidenti cinesi, cubani, anche che purtroppo, per colpa dei media e della stupidità umana, mediaticamente conta più uno stupido terrorista piuttosto che 100 uomini di pace. In gran parte dei paesi del mondo ci sono donne e uomini che lottano per la libertà seguendo i principi della non violenza. Questo non vuol dire che sono “pecore” o che sono “mosci”. Sono persone così “pericolose” per i rispettivi regimi che in genere vengono tenuti in carcere o in libertà vigilata. Eppure, sia pure non essendo liberi fisicamente, queste persone riescono ad agire come se lo fossero, perché le idee non si possono imprigionare.

Noi dobbiamo dare l’esempio con la concretezza della nostra azione, non con la violenza delle nostre parole. Lasciamo il populismo becero ai “cattivi maestri”, come quelli che anni fa in Italia, stando dietro alla loro posizione di “intellettuali”, spingevano la gente a fare la “rivoluzione” violenta con le BR. Quella finta “rivoluzione è stata facilmente strumentalizzata dal potere di allora, gli “opposti estremismi” ha mantenuto in sella i partiti al governo, DC e PCI su tutti, permettendo loro di campare ancora degli anni, fino a tangentopoli.
A questo serve l’estremismo. A consolidare i poteri forti, quelli che vorremmo tutti eliminare.

Il cambiamento che io vorrei è di una moltitudine di persone che acquista consapevolezza e col sorriso sulle labbra, senza rabbia, con la forza di questa consapevolezza e con azioni concrete cambia la
società. E sicuramente quello più difficile a realizzarsi, ma anche quello più duraturo, perchè non prevede vertici di potere da scalare, ma annulla i vertici e annulla il “potere”.
La società non si cambia con le chiacchiere violente o con reiterate denunce ai cc (mille denunce contano come zero denunce= nulla). A parte denunce su fatti specifici, che debbono anzi essere fatte ogni qualvolta siamo testimoni di fatti denunciabili, ma per il resto sono solo fumo.
Si cambia togliendo i soldi dalle grandi banche dei grandi potentati, non fasciando le vetrine, non accettando più di vedere la televisione, rottamandola, non acquistando più dalle aziende implicate in affari poco leciti, con autoproduzione alimentare, la moneta sociale, la indipendenza energetica, partendo dal basso a costruire una società diversa. Questa è la nostra unica rivoluzione possibile. Riunendosi per costruire un mondo nuovo, che partendo dal bassa cambia la società.
Altrimenti tutto cambia perchè niente cambi, come diceva nel Gattopardo Don Fabrizio, il principe di Salina, al cavaliere Chevalley sceso in Sicilia per cercare, ingenuamente, secondo il gattopardo, la classe dirigente del nuovo Regno d’Italia.
La rivoluzione “dei forconi”, per quanto mi riguarda, non mi appartiene affatto, sia metaforicamente sia fattualmente.

Firmato
la pecora, orgoglioso di esserlo,
Alessandro Lunetta

PS: in realtà mi piacerebbe sapere come la pensiate un po’ tutti, tanto per capire se stò con delle persone con cui vale la pena condividere un progetto comune, oppure siamo proprio distanti anni luce…

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11 risposte a Ma allora, ditemi, qual’è la rivoluzione che vogliamo?

  1. Faccio una piccola postilla: in realtà la discussione interna tra noi riguardava, non tanto la prospettiva di usare la violenza (comunque esclusa dal nostro manifesto) quanto la modalità del linguaggio da utilizzare al nostro interno e all’esterno. Io rifuggo il linguaggio dei demagoghi e degli arruffapopoli, e preferirei che la nostra alternativa sia percepibile anche nell’approccio verbale. Alla arroganza dei poteri forti mi piacerebbe che rispondesse non con la stessa arroganza, ma col sorriso di chi vuole costruire tutto un’altro mondo, completamente diverso e non affine a quello attuale.

  2. ecco una proposta che gira su facebook, concreto esempio di cosa vuol dire essere alternativi a quello che noi combattiamo, piccole cose ma che possono segnare una svolta:
    Proponiamoci di comprare i regali di Natale da piccoli imprenditori..piccoli artigiani..piccole librerie indipendenti..oppure dall’amica che realizza gioielli con materiali riciclati..dall’amico che ha un agriturismo che produce marmellate e conserve..facciamo in modo che i nostri soldi arrivino a gente comune..che lavora seriamente e che ha bisogno di essere sostenuta e non alle multinazionali ..così facendo saremo NOI a dare una mano alla nostra ripresa e molte più persone potranno vivere un Natale sereno….si chiama “Compra a Kilometri zero”..o quasi..se sei d’accordo COPIA e INCOLLA….DIFFONDI..(^_^)

  3. Condivido ogni riga di Alessandro, comprese le due postille dei commenti.
    Qualche giorno fa Paolo Barnard, che stimo moltissimo per tutto quanto ci racconta da anni su quale sia il vero potere, è tornato in TV. Ha fatto l’esatto contrario, pur avendo ragione nel merito, di quel che dice Alessandro… Il risultato secondo me è stato disastroso: anche se in molti hanno colto il suo messaggio, potenzialmente, se avesse usato toni meno da guerrigliero, sarebbero stati di gran lunga maggiori. Oltretutto ha sia oscurato Claudio Messora seduto al suo fianco e l’ha trascinato in un battibecco con Oscar Giannino basato sui medesimi toni.
    E’ difficile creare consapevolezza, è difficile raccontare alla gente cose che non vogliono sentirsi raccontare, è difficile non perdere la pazienza di fornte a certe posizioni, comportamenti, risposte… Ma è necessario. Grazie Lunetta.

  4. 1) questo testo doveva essere messo per intero e non solo la parte di alessandro, cosi è facile vincere e far passare le opinioni… ed è per questo che dico che tommaso orazi ha sbagliato 2 ) l’errore dipende dal fatto che lui ha il potere di postare ciò che vuole , mentre io o altri no… per farlo dobbiamo chiedere il permesso sempre a lui .3) RDC non dovrebbe permettere ciò , sopratutto se dice he chi la gestisce ora , non ha poteri maggiori rispetto ad altri.
    4)a me sembra che ve la cantate e ve la sonate da soli…. ^_^

    ne prendo atto .

    ps questo testo , non significa nulla senza le conclusioni di chi è stato oggetto di attacchi (in questo caso io)

    e se proprio vogliamo dirla tutta , si può considerare un atto violento nei miei confronti…. ^_^

    • Caro David.. evita di continuare di tirarmi in ballo perché io non ho postato nulla.. come in altre volte in cui l’hai pensato. e cmq viene pubblicato quello che viene richiesto compatibilmente al manifesto. In questo caso io l’ho proposto ma non l’ho pubblicato. Cerca qualche volta di costruire piuttosto che distruggere.

      PS: attendo le scuse

  5. suca ! ^_^ in amicizia

  6. David, il post l’ho messo io ed ho postato quello che ho scritto io, qual’era il resto da scrivere?, mettimelo qui sotto che lo inserisco nell’articolo. era un tuo intervento su facebook? scrivimelo qui sotto e lo aggiungo all’articolo (comunque non cambia nulla di quello che ho scritto, perchè io facevo un discorso in generale, non riferito in particolare a fatti specifici ). Non tel la prendere come al solito con Tom. Per quanto riguarda il fatto che saresti “oggetto di attacchi”, beh se scrivi questo vuol dire che il mio post non lo hai neanche letto bene…..rileggitelo con calma uscendo dai soliti personalismi. Ce la puoi fare…

  7. Leggo i vostri messaggi e seguo ogni tanto (quando posso) lo sviluppo del vostro progetto, ogni iniziativa di denuncia, se basata su elementi oggettivi e verificabili, va bene, nulla può essere lasciato intentato, quindi pur non conoscendo nei dettagli eventuali denunce che sono state fatte, in linea di principio credo siano comunque utili alla causa se basate su elementi provabili.

    La questione del metodo di critica al sistema e del linguaggio e dei toni utilizzati, sono a mio avviso fondamentali, per fare un esempio seguo gli interventi di Barnard in TV e concordo con le osservazioni fatte da Gianluca: la sostanza è corretta, purtroppo la forma sbagliata ha finito per oscurare la sostanza depotenziando il contenuto informativo che sarà passato agli ascoltatori con molta meno efficacia di quella che avrebbe potuto avere. Questi sono errori dai quali occorre imparare.

    In generale ciò che sto notando da tutte queste iniziative è il sostanziale scollegamento tra di loro:

    personalmente, non ve lo nascondo, provengo dal MoVimento5Stelle, ne sono diventato attivista ma NON per “fede” nei confronti di Grillo (verso il quale sono semrpe stato critico pur apprezzandone la buona fede) bensì per l’ interesse verso uno dei primi (se non il primo, almeno in gande stile) tentativi di creare una rete tra cittadini e di strutturarsi in gruppi di lavoro sul territorio; Pur con tutti i loro limiti, la maggioranza è mossa da intenti sinceri e comunque non mancano vci critiche tuttavia il progetto a mio avviso ha trovato 3 pietre di inciampo:

    1) La figura di Grilo eccessivamente accentratrice + una identità troppo liquida/fumosa perchè non è ben definita la parte di “filosofia politica” e di metodo
    2) La smania di volersi immettere nella competizione elettorale da parte di tanta gente perbene e onesta ma spesso ingenua ed impreparata
    3) La mancanza di un coordinamento solido tra tutti i gruppi con un luogo di scambio di idee che permetta di decidere insieme (anche a Grillo&Staff) l’ agennda e la proposta politica.

    Indubbiamente 3 GROSSI limiti ma per esperienza personale il limite più grosso si è concretizzato nel momento in cui si è palesata la volontà di creare le Liste Civiche: da quel momento è entrato dentro DI TUTTO, DI PIU’, approfittatori, furbetti e gente con idee poco chiare ma con la voglia di fare il capetto, inoltre l’ eletto (anche in modo partecipato) è sempre espressione di una Democrazia rappresentativa e riceve sempre un consenso popolare che comunque gli conferisce un aura di autorevolezza perchè’ la gente tende SEMPRE a delegare, anche con le liste partecipate.

    Uno degli aspetti più spinosi è questo: cosa fare del consenso elettorale ottenuto? Specialmente in caso di ballottaggio? Qualcuno ha ben pensato che si potesse fare alleanze, apparentamenti/dare sostegni in cambio di qualche promessa di programma… nonostante la dichiarazione di NEUTRALITA’ in campagna elettorale, purtroppo è successo, vi esorto quindi a stare molto attenti perchè le forze politiche maggiori faranno DI TUTTO per allettare le liste civiche promettendo sostegni al programma, addirittura ASSESSORATI… in cambio di sostegni elettorale, specialmenet quando la % di voti ottenuti dalle liste può far comodo.

    Stilate dei CODICI DI COMPORTAMENTO, dentro e fuori il periodo elettorale, stabilite criteri, LIMITI e modalità di sostegno a soggetti politici o civici esterni ai quali possa essere riconosciuto qualche merito, per esempio: è possibile concedere sostegno a soggetti esterni SOLO se questi hanno già dimostrato di aderire al programma e agli intenti della Lista Civica, NO a sostegni, alleanze basate su mere promesse… oppure NO a prescindere ma deve esserci un codice di comportamento, altrimenti assisteremmo ai soliti intrallazzi, clientelismi.

    Personalmente non mi importa molto a quale rete appartenga, non mi sono fissato con nessuna in particolare, in questo momento sono attivo principalmente nel Forum Dei Movimenti per l’ Acqua, perchè politicamente fa uso esclusivamente della DD (petizioni, iniziativa popolare, referendum) e non ha intenzioni di creare liste elettorali di alcun tipo.

    Quello che manca alla nostra Democrazia è, oltre alla capacità dei cittadini di collaborare TRA LORO (elemento cardine della partecipazione) cercando anche di UNIRE iniziative e progetit distinti ma uniti nei programmi e negli intenti, e finalmente il REFERENDUM LEGISLATIVO/DELIBERATIVO (senza quorum): questa è secondo me la mancanza piu’ grossa tra gli istituti Democratici, magari cerchiamo di lavorare TUTTI per raggiungere questo obbiettivo.

    Buon lavoro a tutti quanti.

  8. grazie Alex-G condivido le tue osservazioni, il punto di primaria divisione con altri raggruppamenti, come quelli degli ecologisti ex-verdi è che loro già si pongono l’idea di poter accettare future alleanze, come del resto hanno sempre fatto nel passato. Noi siamo stati sempre uniti dall’idea di essere ANTI-CASTA, quindi nessun accordo coi partiti della casta, ne ora nè mai. Cosa succederà tra cinque anni non lo sappiamo, ma mi auguro che siano gli altri partiti costretti a d allearsi con noi, alle nostre condizioni. fino ad allora andiamo avanti per la nostra strada. Assolutamente d’accordo anche sull’ampliamento degli istituti referendari. Grazie delle osservazioni e partecipa con noi, se puoi, ad unire tutte le forze insieme senza nessuno che prevarichi sugli altri. E’ quello che stiamo tentando da un bel po’ di tempo..

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