La sindrome NIMBY, la discarica di Riano, Marrazzo, l’informazione e le meraviglie del BANANA

27 ottobre 2011 in Ambiente, Articoli, Riflessioni, Salute

da HOFATTOILCOMPOSTO

Sono sempre stata convinta del fatto che la sindrome NIMBY, nei termini in cui viene generalmente presentata, non esista. L’acronimo sta per “Not In My Back Yard”, “non nel mio giardino”, ed è usato per descrivere l’atteggiamento di chi si oppone alla costruzione nei pressi del proprio luogo di residenza di opere ritenute utili alla collettività ma dannose per chi vive nei loro paraggi, come inceneritori, discariche, centrali di ogni genere, grandi opere in generale. Si dice: queste persone ritengono che le opere alla cui costruzione si oppongono siano necessarie e debbano essere costruite,  ma non vicino a casa loro, semmai vicino a quella di qualcun altro. Vogliono godere dei vantaggi di queste opere, ma non sono disposti a sobbarcarsene gli oneri nè a fare sacrifici per il bene della collettività. Troppo comodo, ho sempre pensato, colpevolizzare le popolazioni locali  per avallare la devastazione del territorio in nome di un bene superiore e di un modello di sviluppo presentato come irrinunciabile. Troppo comodo metterla in questi termini.  Troppo comodo ergersi a giudice dei comportamenti altrui quando non si è in prima persona coinvolti dalle conseguenze negative delle opere progettate. Spesso inoltre chi si oppone alla devastazione del proprio territorio lo fa con cognizione di causa, non difende solo i propri interessi ma quelli di tutti, è in grado di proporre soluzioni e modelli alternativi. E perchè mai poi in una società civile qualcuno dovrebbe sacrificarsi per un presunto bene superiore? E altri no? E allora, perchè non costruire le grandi opere anche nel giardino dei potenti che le vogliono? (portatemi un esempio, uno solo…).
Questo pensavo.
E poi è arrivato Marrazzo.
Lo scorso venerdì 7 ottobre il commissario alla chiusura della discarica di Malagrotta, il prefetto Giuseppe Pecoraro, ha comunicato la decisione presa riguardo ai siti provvisori (per la durata di tre anni) che dovranno traghettare Roma da Malagrotta, la cui chiusura è prevista per il 31 dicembre di quest’anno, agli impianti non meglio specificati di Pizzo del Prete, presso Fiumicino, che la sostituiranno. Si tratta dei siti di Quadro Alto, a Riano, e di Corcolle, nel VIII municipio (leggi qui). Alla manifestazione di protesta organizzata dalla popolazione di Riano il giorno successivo, sabato 8 ottobre, ha partecipato anche l’ex presidente della Regione Lazio, ex commissario ai rifiuti e residente di Riano Piero Marrazzo (leggi qui e qui).
Perchè ho pensato alla sindrome NIMBY vedendolo? Non tanto perchè, come residente di Riano, è sceso in piazza insieme ai suoi concittadini per difendere il territorio dove abita. Non tanto perchè, come presidente della Regione, aveva invece scartato l’ipotesi-Riano per eventuali discariche post-Malagrotta, giudicandola non adatta (ma l’inceneritore ad Albano Laziale sì, come anche le otto linee di incenerimento complessive e l’ampliamento delle discariche esistenti per il periodo transitorio 2008-2011). No, ho pensato alla sindrome NIMBY perchè, se una cosa del genere esiste, Marrazzo (e la politica che ha rappresentato e che forse vorrebbe continuare a rappresentare) ne è il perfetto esempio. Molto di più dei cittadini che sono scesi in piazza a Riano. Perchè tra quei cittadini ci sono associazioni e comitati che da anni si battono per alternative al sistema incenerimento/discarica e per un percorso virtuoso di “Rifiuti Zero”. Perchè per molti dei cittadini che scendono in piazza inizialmente solo per difendere i luoghi in cui vivono comincia comunque un percorso di conoscenza e consapevolezza che va oltre il proprio interesse personale. E questo avviene nonostante un sistema di informazione che ignora completamente temi vitali e centrali come quello dello smaltimento dei rifiuti. Ecco, vedendo Marrazzo, e ascoltando le sue parole vuote su incenerimento (“termovalorizzazione”, pardon) e raccolta differenziata (due concetti niente affatto logicamente collegati tra loro, come sembrerebbero invece indicare le sue parole, ma anzi antitetici), ho pensato soprattutto al suo mestiere di giornalista. Ho pensato che non ci sono scusanti alle sue parole di oggi e alla politica che ha fatto, e che la responsabilità dell’informazione in questo sistema in cui i temi importanti si ignorano, salvo poi strumentalizzarli quando serve, è enorme.
Una degenerazione del termine NIMBY è considerato l’acronimo BANANA: “Build Absolutely Nothing Anywhere Near Anything” (leggi qui la definizione di Wikipedia). Degenerazione? Se qualcosa è dannoso, non deve essere costruito! Il benessere di nessuno può essere sacrificato al vantaggio di altri. Un sistema che richiede questo va semplicemente cambiato.
Insomma, altro che sindrome NIMBY!  Io direi: BANANA! Ma con la coscienza pulita di chi le sue scelte le fa ogni giorno, a partire dalla riduzione dei rifiuti, di cui mai nessuno parla ma che è il cuore del problema e di tutto il sistema.

Su Malagrotta leggi anche qui e qui.
Sul Piano Rifiuti Regionale leggi qui e qui.

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