Marea nera Scozia

25 agosto 2011 in Ambiente

da Il Cambiamento

Nel Mare del Nord, a largo delle coste scozzesi, si sta consumando il peggior incidente petrolifero per il Regno Unito da decenni. Un guasto ad una conduttura della piattaforma Gannet Alpha, 180 chilometri a est di Aberdeen, ha provocato la dispersione in mare di 1.300 barili. La perdita sarebbe stata ridotta a 5 barili al giorno. Il governo britannico parla di “fuoriuscita sostanziale”, superiore al disastro ambientale del 2000, quando andarono disperse oltre 500 tonnellate di petrolio. La Shell, che gestisce il campo petrolifero marino insieme alla Exxon Mobil, ha annunciato oggi di aver fermato la fuoriuscita di greggio dalla seconda falla presente in un oleodotto della piattaforma Gannet Alpha; la prima falla era stata contenuta diversi giorni fa. La compagnia petrolifera si trova ora al centro di polemiche perché non ha reso subito pubblico l’incidente.

La Shell ha annunciato di aver in programma di svuotare l’oleodotto danneggiato, che ancora contiene centinaia di tonnellate di greggio. La macchia di petrolio in superficie, dopo circa una settimana dall’incidente, è di 6,7 chilometri quadrati. Secondo la Shell, circa 218 tonnellate di petrolio sarebbero finite nel Mare del Nord. La compagnia continua a ripetere che la macchia dovrebbe disperdersi naturalmente, senza arrivare sulle coste, e che l’incidente “non ha avuto un impatto significativo sull’ambiente”. A proposito della fuoriuscita di petrolio dalla piattaforma Gannet Alpha di Shell in Scozia, nel Mare del Nord il biologo marino Silvio Greco ha però spiegato che “incidenti come questo sono delle piccole bombe ecologiche” per gli ecosistemi marini. Si tratta infatti “di ecosistemi molto delicati” “In particolare – ha precisato l’esperto – il Mare del Nord è un’area di forte concentrazione di merluzzi e luogo di nidificazione per più di una decina di specie di uccelli marini, che sono i primi tra l’altro a risentire degli effetti degli olii pesanti”. Il primo problema secondo Greco è l’intossicazione provocata dal petrolio e la morte conseguente di larve e pesci che sono in superficie. Drammatico secondo l’esperto è il fatto che “si continua a minimizzare l’episodio come se fosse normale che le piattaforme petrolifere perdessero petrolio”. “È un atteggiamento assurdo, compreso quello di non diffondere in tempo i dati, che dimostra come le grandi compagnie abbiano solo un unico obiettivo, l’aumento del capitale sociale, in completo sfregio ad ambiente e bene comune”. [A.P.]

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