19 Luglio 2010 – 19 Luglio 1992: Per non dimenticare Paolo Borsellino

19 luglio 2010 in Articoli, Interviste

« Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola. » (Paolo Borsellino)

dal blog Tra il reale e l’immaginario

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Mi piace ricordare Paolo Borsellino insieme a Giovanni Falcone in un momento di allegria. Erano due persone intrise di quel senso dell’umorismo del tutto siculo che non li abbandonò mai, neanche nei momenti più difficili.

Paolo Borsellino era preoccupato della “tensione” che annusava nell’aria gli ultimi tempi, e che proveniva da certi atteggiamenti non chiari nei suoi confronti da parte delle istituzioni a Roma ed a Palermo. Non era preoccupato per la sua vita, per se stesso, ma per i suoi familiari, non voleva lasciare sola Agnese, sua moglie e i tre figli: Lucia, Manfredi e Fiammetta. Da buon padre di famiglia siciliano aveva più cura della sua famiglia che di se stesso.

Quel rito di andare a trovare la mamma in via D’Amelio, con la scorta, era un rito a cui per qualsiasi cosa al mondo non avrebbe mai rinunciato. Lasciò quindi i suoi, dopo aver pranzato assieme, e si diresse con la scorta per prendersi un caffè dalla anziana madre, lui che, morto prematuramente il padre, aveva fatto come più grande dei figli, da capofamiglia e aveva aiutato la madre, vedova, a portare avanti una famiglia.

Quel primo pomeriggio, la macchina di Paolo Borsellino e della sua scorta arrivò a via D’Amelio, e non appena passò accanto ad una vecchia 126 parcheggiata questa esplose facendo saltare letteralmente in aria la macchina di Paolo Borsellino. Morirono, orrendamente dilaniati, oltre il giudice, anche Emanuela Loi (prima donna della Polizia di Stato caduta in servizio), Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, tutti facenti parte della scorta. Un altro componente della scorta, Antonino Vullo, fu ferito gravemente, si salvò in quanto si era allontanato per parcheggiare un’altra macchina della scorta.

Quella zona di strada, antistante la casa della madre di Paolo Borsellino, a rigor di logica e di sicurezza, avrebbe dovuto essere liberata da auto parcheggiate, eppure non lo fu. Uno dei tanti tasselli che fecero subito pensare alle istituzioni come mandanti della strage, insieme alla mafia.

A questo proposito Antonino Caponnetto disse, subito dopo l’attentato: “Paolo aveva chiesto alla questura – già venti giorni prima dell’attentato – di disporre la rimozione dei veicoli nella zona antistante l’abitazione della madre. Ma la domanda era rimasta inevasa. Ancora oggi aspetto di sapere chi fosse il funzionario responsabile della sicurezza di Paolo, se si sia proceduto disciplinarmente nei suoi confronti e con quali conseguenze.”

Erano passati solo 57 giorni dalla strage di Capaci che aveva visto cadere Giovanni Falcone, la moglie, il giudice Francesca Morvillo e la scorta (Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo). Ancora avevamo negli occhi e nelle orecchie le parole disperate della vedova di Vito Schifani, Rosaria, in chiesa durante i funerali, ed i fischi della gente verso i politici di turno e le istituzioni presenti alla cerimonia.

Le parole di Paolo Borsellino, rilasciate a Lamberto Sposini qualche giorno prima della strage, facevano intendere che il Giudice sapesse benissimo queli erano i rischi della sua attività contro la mafia:

« Guardi, io ricordo ciò che mi disse Ninnì Cassarà allorché ci stavamo recando assieme sul luogo dove era stato ucciso il dottor Montana alla fine del luglio del 1985, credo. Mi disse: “Convinciamoci che siamo dei cadaveri che camminano” »

… continua su Tra il reale e l’immaginario

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1 risposta a 19 Luglio 2010 – 19 Luglio 1992: Per non dimenticare Paolo Borsellino

  1. Ogni volta che sento parlare Paolo Borsellino o Giovanni Falcone mi viene la pelle d’Oca. Ora io mi chiedo se esistano ancora uomini del genere. Ma forse toccherebbe a noi seguire il loro esempio e lottare per un’Italia migliore. Dobbiamo essere tutti Giovanni Falcone e Paolo Borsellino !!!!!

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