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Convegno ad Avellino su sovranità monetaria, alimentazione e bilancio partecipativo

4 giugno 2013 in Democrazia Diretta, Salute, Sovranità nazionale

Sabato 15 giugno 2013, dalle 15.30 alle 20.30, presso la Biblioteca comunale L. Cassese, Piazza Sparavigna, 1 in località Atripalda ad Avellino, si svolgerà il convegno organizzato da Don Romeo Veg e da collana eXoterica

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IN EDICOLA DA MAGGIO IL NUMERO 3 DI “BARRICATE”

7 maggio 2013 in Ambiente, Comunicati Stampa, Economia, Politica

Comunicato stampa della redazione di “Barricate”, che si può prenotare in edicola o ricevere per abbonamento.
Esce in Maggio il terzo numero del bimestrale indipendente BARRICATE – l’informazione in movimento, rivista a distribuzione nazionale.

Questo numero è dedicato alle PACE e a ciò che ad essa ruota intorno: pacifismo, nonviolenza, spese militari, disarmo.
Barricate ha dato spazio a voci diverse, che rispecchiamo opinioni altrettanto differenti. Alcune forse discutibili o non del tutto “politically correct”, ma comunque ragionate, articolate, impossibili da imbrigliare in definizioni che le etichettino sbrigativamente.
L’appello francescano di Padre Alex Zanotelli si addentra e fa luce sui numerosi aspetti di questo mondo, ed altre voci si aggiungono, dialogano e convivono, fornendo -ci auguriamo- molteplici e talora inconsueti spunti di riflessione.
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Tra gli altri temi trattati:
Politica– Tra vecchia casta e nuovi detta-legge, quali alternative per i cittadini?
Economia – Crisi e moneta. Intervista a Paolo Barnard
Società – Facciamo Pace? Le voci della nonviolenza. Intervista a Padre Zanotelli
Ambiente  – Il business (e la bugia) dell’energia
Imprese virtuose – Alce Nero
Cultura – intervista agli occupanti del Teatro Valle
Speciale regione – Lazio. Una regione atipica
Grafica editorialeI migliori disegnatori italiani: Biani, Bersani, Ceccon, Corradi, Del Bue, Giacon, Hurricane, La Forgia P., La Forgia R., Miedo, Squaz, Nardi, Pascutti, Petrucci, Ponchione, Tonetto, Zattera
B!ragazzi – inserto staccabile per i più giovani
 
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Maria Chiara Ballerini
Direttrice di redazione

E’ etico pagare il debito? riflessione di Alex Zanotelli

3 dicembre 2012 in Articoli, Riflessioni

Ho riflettuto a lungo come cristiano e come missionario, nonchè come cittadino, sulla crisi economico-finanziaria che stiamo attraversando, e sono riandato alla riflessione che noi missionari avevamo fatto sul debito dei paesi impoveriti del Sud. Per noi i debiti del Sud del mondo erano ‘odiosi’ e ‘illegittimi’ perché contratti da regimi dittatoriali per l’acquisto di armi o per progetti faraonici, non certo a favore della gente.

E quindi non si dovevano pagare! “È immorale per noi paesi impoveriti pagare il debito,” -così affermava Nyerere, il ‘padre della patria‘ della Tanzania, in una conferenza che ho ascoltato nel 1989 a Nairobi (Kenya). “Quel debito – spiegava Nyerere – non lo pagava il governo della Tanzania, ma il popolo tanzaniano con mancanza di scuole e ospedali.” La nota economista inglese N.Hertz nel suo studio Pianeta in debito, affermava che buona parte del debito del Sud del mondo era illegittimo e odioso.

Perché abbiamo ora paura di applicare gli stessi parametri al debito della Grecia o dell’Italia? Nel 1980, il debito pubblico italiano era di 114 miliardi di euro, nel 1996 era salito a 1.150 miliardi di euro ed oggi a quasi duemila miliardi di euro. “Dal 1980 ad oggi gli interessi sul debito – afferma F.Gesualdi – hanno richiesto un esborso in interesse pari a 2.141 miliardi di euro!” Lo stesso è avvenuto nel Sud del mondo. Dal 1999 al 2004 i paesi del Sud hanno rimborsato in media 81 miliardi di dollari in più di quanto non ne avessero ricevuto sotto forma di nuovi prestiti.

È la finanziarizzazione dell’economia che ha creato quella ‘bolla finanziaria’ dell’ attuale crisi. Una crisi scoppiata nel 2007-08 negli USA con il fallimento delle grandi banche, dalla Goldman Sachs alla Lehman Brothers, e poi si è diffusa in Europa attraverso le banche tedesche che ne sono state i veri agenti, imponendola a paesi come l’Irlanda, la Grecia…”Quello che è successo dal 2008 ad oggi – ha scritto l’economista americano James Galbraith – è la più gigantesca truffa della storia.”

Purtroppo la colpa di questa truffa delle banche è stata addossata al debito pubblico dei governi allo scopo di imporci politiche di austerità e conseguente svendita del patrimonio pubblico. Queste politiche sono state imposte all’Unione Europea dal ‘Fiscal Compact’ o Patto Fiscale, firmato il 2 marzo 2012 da 25 dei 27 capi di Stato della UE. Con il Fiscal Compact si rendono permanenti i piani di austerità che mirano a tagliare salari, stipendi, pensioni, a intaccare il diritto al lavoro, a privatizzare i beni comuni. Per di più impone il pareggio in bilancio negli ordinamenti nazionali. I governi nazionali dovranno così attuare, nelle politiche di bilancio, le decisioni del Consiglio Europeo, della Commissione Europea e soprattutto della Banca Centrale Europea(BCE) che diventa così il vero potere ’politico’ della UE. Il potere passa così nelle mani delle banche e dei mercati. La democrazia è cancellata. L’ ha affermato la stessa Merkel: ”La democrazia deve essere in accordo con il mercato”. Siamo in piena dittatura delle banche.

È il potere finanziario che ha imposto come presidente della BCE, Mario Draghi, già vicepresidente della Goldman Sachs, (fallita nel 2008!) e a capo del governo italiano Mario Monti, consulente della Goldman Sachs e Coca-Cola, nonché membro nei consigli di amministrazione di Generali e Fiat. (Monti fa parte anche della Trilaterale e del Club Bilderberg). Nel governo Monti poi molti dei ministri siedono nei consigli di amministrazione dei principali gruppi di affari della Penisola: Passera, ministro dello Sviluppo Economico, è amministratore delegato di Intesa San Paolo; Fornero, ministro del lavoro, è vicepresidente di Intesa San Paolo; F. Profumo, ministro dell’istruzione è amministratore di Unicredit Private Bank e di Telecom Italia; P.Gnudi, ministro del Turismo, è amministratore di Unicredit Group; Piero Giarda, incaricato dei Rapporti con il Parlamento, è vicedirettore del Banco Popolare e amministratore di Pirelli. Altro che ‘governo tecnico’: è la dittatura della finanza!

Infatti sotto la spinta di questo governo delle banche, il Parlamento italiano ha votato il ‘Patto Fiscale’, il Trattato UE che impone di ridurre il debito pubblico al 60% del PIL in vent’anni. Così dal 2013 al 2032, i governi italiani, di destra o sinistra che siano, dovranno fare manovre economiche di 47-48 miliardi di euro all’anno, per ripagare il debito. “Noi italiani siamo polli in una macchina infernale – commenta giustamente F.Gesualdi – messa a punto dall’oligarchia finanziaria per derubarci dei nostri soldi con la complicità della politica”. E ancora più incredibile è il fatto che sia stato proprio il Parlamento, massima istituzione della democrazia, a mettere il sigillo “a una interpretazione del tutto errata della crisi finanziaria, ponendola nell’eccesso di spesa dello Stato, soprattutto della spesa sociale – così pensa L. Gallino. La crisi, nata dalle banche, è stata mascherata da crisi del debito pubblico”.

Il problema non è il debito pubblico (anche se bisogna riflettere per capire perché siamo arrivati a tali cifre!), ma il salvataggio delle banche europee che ci è costato almeno 4mila miliardi di dollari, a detta dello stesso presidente della UE, Barroso (Sembra che il salvataggio delle ‘banche americane’ fatto da Obama sia costato su 14mila miliardi di dollari!) .

È chiaro che non possiamo accettare né il Patto fiscale della UE, né la sua ratifica fatta dal Parlamento italiano, né la modifica costituzionale dell’articolo 81, perché a pagarne le spese sarà il popolo italiano.

C’è in Europa una nazione che ha scelto un’altra strada: l’Islanda. La nostra stampa non ne parla. L’Islanda pittosto che salvare le banche (non avrebbe neanche potuto farlo, dato che i suoi debiti si erano gonfiati fino a dieci volte del suo PIL!), ha garantito i depositi bancari della gente ed ha lasciato il suo sistema bancario fallire, lasciando l’onere ai creditori del settore piuttosto che ai contribuenti. E la tutela del sistema di welfare, come scudo contro la miseria per i disoccupati, ha contribuito a riportare la nazione dal collasso economico verso la guarigione. È vero che l’Islanda è un piccolo paese ma può aiutarci a trovare una strada per tentare di uscire dalla dittatura delle banche .

Per questo suggeriamo alcune piste per una seria riflessione e conseguente azione:

  1. Richiesta di una moratoria per il pagamento del debito pubblico;
  2. Indagine popolare (audit) sulla formazione del nostro debito pubblico allo scopo di annullare la parte illegittima, rifiutando di pagare i debiti ‘odiosi’ o ‘illegittimi’, come ha fatto l’Ecuador di R. Correa nel 2007;
  3. Sospensione dei piani di austerità che, oltre essere ingiusti, fanno aumentare la crisi;
  4. Divieto di transazioni finanziarie con i paradisi fiscali e lotta alla massiccia evasione fiscale delle grandi imprese e degli straricchi;
  5. Messa al bando dei ‘pacchetti tossici’ e della speculazione finanziaria sul cibo;
  6. Divisione delle banche ‘troppo grandi per fallire’ in entità più controllabili, imponendo una chiara distinzione tra banche commerciali e banche di investimento;
  7. Apertura di banche di credito totalmente pubbliche,
  8. Imposizione di una tassa sulle transazioni finanziarie per la ‘tracciabilità’ dei trasferimenti e un’altra sui grandi patrimoni;
  9. Rifondazione della BCE riportandola sotto controllo politico (democratizzazione), consentendole di effettuare prestiti direttamente ai governi europei a tassi di interesse molto bassi.

Sono solo dei suggerimenti per preparare un piano serio ed efficace per uscire dalla dittatura delle banche.

Per chi è interessato alle campagne in atto per un’altra uscita dal debito, consulti: smonta il debito, www.cnms.it.; rivolta il debito, www.rivoltaildebito.it; no debito, www.nodebito.it.

Se ci impegniamo, partendo dal basso e mettendoci in rete, a livello italiano ed europeo, il nuovo può fiorire anche nel vecchio Continente.

Da parte mia rifiuto di accettare un Sistema di Apartheid mondiale dove il 20% della popolazione mondiale consuma l’80% delle risorse: un pianeta con un miliardo di obesi tra i ricchi, e un miliardo di affamati tra gli impoveriti, e dove ogni minuto si spendono tre milioni di dollari in armamenti e nello stesso minuto muoiono per fame la morte di quindici bambini.

Il mercato, la dittatura della finanza si trasformano allora “in armi di distruzione di massa”, dice giustamente J. Stiglitz, premio Nobel dell’economia. “Il potere economico-finanziario lascia morire – afferma F. Hinkelammert – e il potere politico esegue…. Entrambi sono assassini.”

Diamoci da fare perché vinca invece la vita!

 

Alex Zanotelli

Napoli, 18 novembre 2012

Dov’è nascosto l’oro d’Italia?

22 novembre 2012 in Articoli, Economia

da  disinformazione.it

fonte  mercatoliberotestimonianze.blogspot.it

 

L’oro, si sa, è il bene rifugio per antonomasia, quello che tesaurizza le aspettative di crisi. E, in suo nome, sono accadute molte cose che apparivano inspiegabili o, quantomeno, strane, come vi ho già raccontato tempo fa. Facciamo un salto indietro. Ricordate la guerra in Libia, l’incredibile Vietnam in cui si era trasformata, con i ribelli chetentavano l’assalto e le forze lealiste di Gheddafi che riuscivano sempre a difendere le posizioni? Bene, ricorderete anche che nell’arco di tre giorni la situazione si sbloccò e i ribelli poterono mettere il naso fuori da Bengasi: armi dall’Occidente? Servizi segreti francesi e britannici in aiuto? Illuminazione divina?

No. La svolta libica nasceva in Venezuela, più esattamente nella richiesta da parte di Hugo Chavez di rimpatriare le quasi 100 tonnellate d’oro stivate a Londra. Cosa accadde?
L’oro, come sempre accade, era concesso in leasing alla Banca d’Inghilterra e questa, ovviamente, lo aveva per così dire “movimentato”, ovvero non lo possedeva più fisicamente nei caveau. Per ridarlo al suo legittimo proprietario, doveva quindi ricomprarlo sul mercato. Questo provocò il rapido incremento del prezzo, fino a un massimo di 1.881 dollari l’oncia e svelò come nel mondo ci fosse una clamorosa mancanza di oro fisico, visto che i prezzi dei futures a breve scadenza erano più alti di quelli a lunga scadenza. Occorreva intervenire e quale miglior soluzione che mettere le mani sulle quasi 150 tonnellate di riserve auree libiche stipate in un caveau sul confine meridionale del Paese, dando vita a un’offensiva in grande stile? Così facendo, il Venezuela avrebbe riavuto ciò che era suo e il mercato non avrebbe subito nuovi, pericolosissimi scossoni per chi gioca con i futures e per chi, come Londra e New York, gode dello status di caveau dell’oro mondiale ma di fatto di lingotti fisici ne ha davvero, davvero pochi (basti ricordare lo scandalo delle barre di tungsteno dipinte in color oro e conservate alla Fed, come denunciato da Ron Paul).
Mauro Bottarelli http://www.ilsussidiario.net/News/Denaro-Lettera/2012/10/26/FINANZA-Dov-e-nascosto-l-oro-dell-Italia-/332449/ 

Bene, questo prologo, spero non troppo noioso, era propedeutico al contenuto dell’articolo di oggi, ovvero il fatto che la Bundesbank, nel 2001, ritirò i due terzi delle sue detenzioni d’oro presso la Bank of England, stando a quanto testimoniato da un report confidenziale reso noto mercoledì. La rivelazione ha fatto seguito alla sacrosanta richiesta da parte degli enti preposti al controllo del budget tedesco, affinché il governo verificasse sul posto che le riserve auree depositate a Londra, New York e Parigi esistessero davvero fisicamente. La Germania ha 3,396 tonnellate di oro, pari a un controvalore di 143 miliardi di euro, la seconda riserva al mondo dopo quella degli Usa (ammesso e non concesso che quello statunitense non sia davvero tutto tungsteno) e la grandissima parte di essa è stata stivata all’estero durante la Guerra Fredda nel timore di un attacco e un’invasione sovietica. Circa il 66% è conservato alla Fed di New York, il 21% alla Bank of England e l’8% alla Banque de France: la Corte degli Uditori tedesca, però, in tempi di crisi nera ha ritenuto il caso di non fidarsi e ha detto chiaro e tondo ai legislatori attraverso un durissimo report che «le riserve auree non sono mai state verificate fisicamente» e ha ordinato alla Bundesbank di assicurarsi l’accesso ai siti di stoccaggio. Di più, sempre la Corte ha ordinato il rimpatrio nei prossimi tre anni di 150 tonnellate per verificarne qualità e peso, tanto più che Francoforte non ha un registro di numerazione delle barre d’oro.

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Ma ecco la parte più interessante e inedita: stando al report, la Bundesbank avrebbe ridotto le sue detenzioni d’oro a Londra da 1440 tonnellate a 500 tonnellate tra il 2000 e il 2001, ufficialmente «perché i costi di stoccaggio erano troppo alti». A quel punto, il metallo fu trasportato per via aerea a Francoforte. Il tutto avvenne mentre l’allora Cancelliere dello Scacchiere britannico, Gordon Brown, stava svendendo a mani basse le riserve auree britanniche – ai prezzi minimi sul mercato – e con l’euro da poco introdotto come valuta di riferimento anch’esso ai minimi di 0,84 sul dollaro.

Perché questa mossa? Semplice, per evitare che l’oro andasse in giro e non tornasse più, insomma una scelta difensiva. Sia perché la Bank of England stava esagerando con il leasing dell’oro che deteneva, sia perché il governo Blair aveva deciso di vendere le riserve per fare cassa, sia perché le barre d’oro tedesche non avevano un registro e un codice identificativo, quindi non erano reclamabili in modo certo. Insomma, il rischio è quello di non poter richiedere con prove e certezza il proprio oro e diventare, legalmente, solo un creditore generale con un conto in metallo.

Più di dieci anni fa, quindi, la Germania ha avuto la lungimirante idea di mettere al sicuro gran parte delle proprie riserve e ora la Bundesbank parla di possibile riallocazione delle stesse, ovviamente sempre per motivi di sicurezza, anche se «non abbiamo dubbi sull’integrità e l’indipendenza dei nostri custodi» e se ufficialmente dice no ai controllori di Stato e alla loro richiesta di un inventario. Una fiducia così granitica che, giustamente, ha preferito riportarsi l’oro a casa undici anni fa – e ora si permette di dire chequello che resta sta bene all’estero e non va rimpatriato e controllato: grazie, ha portato a casa il grosso dieci anni fa! – e sottrarlo allo schema Ponzi del mercato repo, il quale ontologicamente sconta il rischio di controparte sul collaterale, come ci ha insegnato il caso del fondo MF Global. Insomma, se si rompe la catena repo sul mercato aureo da parte di custodi-prestatori e soggetti che operano nel leasing, chi può davvero reclamare il proprio oro se non si sa dove sia e non esista un registro e dei numeri seriali?

Quanto emerso in questi giorni grazie all’iniziativa dei regolatori tedeschi è particolarmente interessante per il nostro Paese, detentore della quarta riserva aurea al mondo dopo Usa, Germania e Fmi. Lo scorso 6 ottobre, infatti, la Consob, l’ente per la vigilanza sui mercati guidata da Giuseppe Vegas, ha reso noto che «per cercare di abbattere il debito pubblico si possono usare senza tanti problemi le riserve auree della Banca d’Italia. Palazzo Koch, infatti, può liberamente disporre di tutti i propri beni mobili e immobili, nei limiti in cui tali atti di disposizione non incidano sulla capacità di poter trasferire alla Bce le attività di riserva eventualmente richieste». Un secondo attacco dopo quello della scorsa estate, quando la Commissione aveva proposto la costituzione di un superfondo a cui trasmettere, tra le altre cose, le riserve di Bankitalia per cercare di aggredire un debito pubblico ormai di 2mila miliardi di euro.

Sempre la Consob ricorda che la legge sul Risparmio (l. 262/2005) ha stabilitoche Bankitalia «è istituto di diritto pubblico», nonostante le quote di partecipazione al capitale di palazzo Koch oggi ancora detenute dalle banche. Sul punto sarebbe dovuto intervenire un regolamento governativo,che però ancora non c’è. Un tassello effettivamente mancante, per la Consob, secondo la quale «una volta emanato il citato regolamento lo Stato, quale unico azionista della Banca d’Italia, potrebbe liberamente disporre di tutti i beni della Banca d’Italia che, come l’oro, non sono in alcun modo funzionali allo svolgimento dei compiti istituzionali del Sebc».

Ma dove sono le circa 2450 tonnellate d’oro, circa 110 miliardi di euro, di riserve auree italiane? Presso Bankitalia? Non certo tutte: una parte è custodita negli Usa e a Londra. Se la Bundesbank dieci anni fa ha deciso cheera meglio tenersele vicine, non sarebbe il caso che, prima di discutere le proposte della Consob, qualcuno si prenda il disturbo di dare unacontrollatina? In che percentuale le nostre riserve sono conservate all’estero? Esiste poi un registro? Le barre o lingotti sono contraddistinte con numeri seriali, dai quali si evince senza ombra di dubbio la proprietà italiana delle stesse?

Non dico un’interrogazione parlamentare, ma una domandina almeno al question time del mercoledì qualcuno vorrebbe farla al ministro competente? Prima di fare conti, come quelli di Vegas, senza avere più il metallo.

a cura di Nicoletta Forcheri

Il Signoraggio monetario, la soluzione e la proposta di Veientefurente

19 novembre 2012 in Articoli, Economia

Quando si parte per La realizzazione di un progetto “Originario” occorrono un sacco di elementi… Primo fra tutti la fantasia e secondo la mente scevra da preconcetti…Per ricostruire una vicenda lunga secoli e cercarla di comprenderla occorre anche tanta conoscenza delle umane miserie…

Proviamo a partire cercando di usare la logica e tutte le sue possibili utilizzazioni. Esaminiamo quindi per sommi capi cosa succede nella gestione della moneta/denaro.

Esistono due scuole di pensiero e relativi paradigmi del tutto inconciliabili fra loro:

1)   è inconcepibile che il proprietario di un bene si indebiti per averlo; Io la penso così!
2)   è inaccettabile che venga creato del denaro libero da debito; ne deriverebbe, se venisse violato questo principio, che l’inflazione non sarebbe controllabile (versione accademica), ma il secondo paradigma viene smontato dall’evidenza del fatto che negli USA di Lincoln l’inflazione non c’era e neppure nell’isola di Guernsey e neanche nel North Dakota odierno, dove il denaro era emesso a “Credito” e non a “Debito”..

Esistono due tipi di uomini : quelli che hanno il cervello e lo usano, e coloro che pur avendolo non sanno usarlo (e ovviamente sono la maggioranza).

Quelli del  primo tipo quando  riscontrando una “stortura”, una criticità, cercano di risolverla con i mezzi che hanno; gli altri (la maggioranza) pur riscontrando l’inefficienza, la stortura, la criticità… ne negano inizialmente l’esistenza ….e la difendono a spada tratta per il solo fatto che rilevando che questa esiste …. Perché già per ciò stesso, deve avere un valido motivo per esistere,,,, pure se non ne comprendono la ragione e la motivazione…. Ed è qui la somma iniuria alla logica.

Da decenni (e più) è pienamente manifesta ed indiscutibile una  truffa che internazionalmente  viene definita “rete del debito” (http://www.webofdebt.com/) o “spirale del debito” e qui da noi definita “Signoraggio”.

Wikipedia ci dice :

Il signoraggio è la differenza fra il valore nominale di una banconota (o moneta) ed il costo della sua produzione. L’insieme dei redditi derivante dall’emissione di moneta prende il nome di reddito da signoraggio.(1)

Altre fonti affermano che la creazione di base monetaria in condizioni di monopolio dia la possibilità alla banca centrale di ottenere redditi pari alla differenza tra i ricavi ottenibili dagli investimenti in attività finanziarie e reali e i relativi costi di produzione. Poiché questi redditi derivano dalla condizione di privilegio concessa dallo Stato, i profitti sono in genere incamerati in misura prevalente da quest’ultimo, sotto forma di imposte. …. Non ora.

Cerchiamo di capire bene la questione.

Esistono essenzialmente due modelli di pensiero economico-monetario :

1.   Economia monetaria pura – non esiste credito, soltanto moneta circolante.

2.   Economia creditizia pura – le transazioni sono svolte attraverso apertura di crediti contabili.

Il sistema attuale è una via di mezzo fra questi due con netta prevalenza della parte creditizia, anche qui senza che i cittadini ne siano consapevoli e senza mai essere interpellati a  scegliere democraticamente, e decidere, …… anche qui sempre la stessa storia.

In tema di bilancio e di tassazione potrebbe in qualche modo concedere che sia corretto che la BdI ponga al passivo del bilancio le banconote in circolazione, perchè pone contemporaneamente all’attivo dello stato Patrimoniale una congrua riserva, ma non è corretto che al popolo sovrano vengano sottratti gli interessi sulla moneta creditizia, che come abbiamo visto sono la parte preponderante – all’incirca 12 volte la moneta circolante.

Lo Stato ha ceduto tutti i suoi Diritti di emissione “monetaria” alle banche  e viceversa noi cittadini dobbiamo adorare e credere nelle banche per poi accorgerci che è stata mostrata premura dalla Banca d’Italia nel sollecitare il condono fiscale, per sé e per tutte le altre banche. E lo Stato contemporaneamente all’evasione fiscale bancaria…. paga interessi alle stesse per circa 90 miliardi di euro all’anno ed incassa per il (finto) “signoraggio”, comprese le imposte, meno di 1 miliardo di euro all’anno. La situazione mi sembra un po’ troppo sperequata in favore delle banche.

In estrema sintesi al 31 dicembre 2006 la Massa Monetaria circolante era circa 113 miliardi di euro, dei quali 105 cartacei e 8 metallici.
L’aggregato monetario :
–     M1 (circolante + depositi a vista) era 667 miliardi di euro,
–     M2 (M1 + depositi con scadenza fissa fino a 2 anni + depositi rimborsabili con preavviso fino a

3 mesi) era 941 miliardi di euro
–     M3 (M2 + pronti contro termine + quote di fondi di investimento monetario e titoli di mercato

monetario + obbligazioni con scadenza fino a 2 anni) era 1.124 miliardi di euro.

La corruzione logica, legale, giuridica ha portato a che i proprietari del Diritto di emettere la moneta e cioè i Cittadini, che a loro volta (tacitamente) avevano delegato lo Stato, siano ora nella condizione capestro, senza alcuna via di uscita,  di indebitarsi sempre di più per pagare gli interessi sul debito e percepiscano gli interessi  solo di una minima parte delle monete in gioco. Mentre il Signoraggio (quello vero) è diventato di pertinenza insottraibile delle banche (misteri giuridici, il denaro compra la Legge).

Insomma viene commessa ai danni dello Stato (sotto gli occhi di tutti quelli che dovrebbero vigilare e denunciare ) una truffa immensa. A questo punto la proposta di Ron Paul di eliminare le banche centrali sembrerebbe la più logica, la più assennata. L’alternativa opposta sarebbe la nazionalizzazione delle banche sotto il controllo diretto dei Cittadini.

Ma chi dovrebbe denunciare tutto ciò? A mio modesto avviso dovrebbero essere gli uomini della cultura e della politica, i religiosi, i grandi Commis di Stato perché è la loro funzione …. con la precedenza dei primi e dei religiosi, volendo concedere ai politici l’alibi dell’ignoranza, del resto per legge basta aver frequentato la terza media per diventare senatore. Nulla di questo è stato mai fatto…… Io, vista la scleroticità e  stasicità   del sistema ho provveduto personalmente a presentare molte denunce a questo proposito. Ad oggi tuttavia apparentemente inascoltate.

Che fare in questo marasma monetario e l’interesse, il debito… il capitale mai restituibile e quant’alltro???  Contrariamente alle apparenze tutto è facilmente risolvibile ….. ad esempio  collocando tutto il sistema in una economia monetaria pura (solo massa monetaria circolante) in modo che tutti gli interessi sulla moneta (a questo punto soltanto pubblica) giungano allo Stato.
Così facendo si rimarrebbe entro i confini dell’attuale paradigma (moneta in cambio di debito – per paura dell’inflazione, a dar retta agli ”accademici”), ma si eviterebbe (secondo questi, non secondo me) di alimentare l’attuale spirale irraggiungibile ed ineliminabile del Debito Pubblico. Ovviamente il sistema finanziario dovrebbe trovare un nuovo equilibrio perchè avrebbe minori entrate rispetto ad oggi, ma è un’opzione gestibile, lasciando inalterate le vigenti condizioni generali.

Così facendo da calcoli stimati ritornerebbe agli italiani ogni anno, se si prendesse questa via fra costo opportunità ed imposte, almeno fra gli 700 ed i 900 miliardi di euro all’anno (20/30 volte una finanziaria), più che sufficiente per ridurre o annullare drasticamente l’imposizione fiscale oggi e contemporaneamente cancellare in pochissimi anni l’incancrenito Debito Pubblico statale.

Sia che si prenda la strada dell’emissione monetaria diretta da parte dello Stato senza indebitamento, sia che si rimanga entro i confini attuali di una BCE, o altra banca emettitrice (moneta in cambio di debito) è possibile moralizzare la Società nella quale lo Stato sarebbe libero dal debito. È solo una questione politica, di scelta. Si tratta di deciderlo, metterlo per iscritto e farlo rispettare. Incredibile????? Ma assolutamente vero!!! Provare per credere…..

E per evitare in futuro il ripetersi della “crisi” attuale … che crisi non è (ma questo è altro e troppo lungo discorso) … basterebbe una semplicissima soluzione… e cioè il doppio corso monetario..

Siccome sappiamo da Camp David in poi e da Auriti che la moneta è l’unità di misura del valore e contemporaneamente il valore della misura…. In pratica nel momento della transazione negoziale quando si va a comprare una nuova lavatrice il compratore integra il valore dell’elettrodomestico nella banconota … la consegna al venditore… e solo in qual momento la banconota, che fino a d un attimo prima era solo un pezzo di carta,… in quell’istante assume in sé il valore della lavatrice … per il prezzo che si è stabilito nella trattativa… Da quel momento in poi il valore della lavatrice viaggia all’interno del circuito economico ….. Se non ci fosse stata sul mercato la lavatrice … la banconota sarebbe rimasta nella sua originaria essenza di pezzo di carta … al massimo utile per giocarci a monopoli… Questo per quanto riguarda il mercato reale….

Invece per quanto concerne il mercato dei titoli, delle azioni, e tutto l’eterogeneo mondo del virtuale … al contrario… siccome un valore reale fra i due contraenti il negozio giuridico ci deve essere …. Nella compravendita di elementi volatili… occorre avere denaro pesante … e cioè denaro garantito da convertibilità oro… senza del denaro “Vero” non si compra nulla di virtuale…

Così si eviterebbe facilmente di emettere transatlantici di moneta virtuale… ormai tutta drenata dal mercato reale per destinarla unicamente al mercato virtuale… e viceversa obbligando gli operatori del mercato virtuale si farebbe altissima selezione … e potrebbe acquistare soltanto chi ha i soldi veri convertibili in oro… evitando sfacciate e truculente vicende di acquisto di società da parte di nullatenenti.

Insomma pari dignità delle due monete… ma ognuna con una sua specifica destinazione…  tenendo separati i due circuiti di circolazione si risolverebbe il problema che ha condotto alla situazione attuale.

Quindi non basta, come da molte parti si è sempre proposto di separare le banche d’affari da quelle commerciali e di gestione del risparmio, ma proprio tenere in vita due diversi tipi di moneta convertibile in oro per il mercato virtuale .. e moneta virtuale per il mercato dei beni concreti, reali…

E la semplice equazione deve essere questa :

bene/prodotto/servizio reale : moneta virtuale = prodotto virtuale : moneta convertibile in oro

 

Orazio Fergnani – AlbaMediterranea.

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