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5 risposte a Contatti

  1. sono molto attento a tutto il “nuovo”!!! per accertarlo, le info non sono mai troppe!!!
    Le isole sono escluse dal vs programma???
    Il programma potrebbe essere espresso con concetti precisi???

    https://www.facebook.com/note.php?saved&&note_id=129165510479949

    https://www.facebook.com/notes/giovanni-pancari/come-vuole-che-stia-con-tutto-quello-che-ha-passato/359290990800732

    –Movimento Consumatori del Sud
    NON DELLA MAFIA, CARO GIOVANNI, MA DI QUALCOSA DI PEGGIO : DI UNO STATO CHE USA METODI PIU’ FEROCI

  2. Contratto di “mandato” parlamentare

    Cari Amici…. Voi certamente sapete che AlbaMediterranea, all’interno della Lista Partecipata di RETE DEI CITTADINI si presenta per competere alle elezioni regionali del Lazio.

    Siccome noi adottiamo le modalità procedurali della Democrazia Diretta… abbiamo indetto le votazioni primarie per il giorno 02 dicembre p.v. …

    Chi, pure se non iscritto ad AlbaMediterranea o RETE DEI CITTADINI, volesse proporre la propria candidatura… è il benvenuto.

    Potrà farlo, purchè aderisca (e sia compatibile) con le tre condizioni che qui elenco :

    1) non deve aver mai fatto parte della cosiddetta “Casta” dei tre poteri dello Stato in passato… e cioè aver ricoperto cariche politiche o incarichi politici ed istituzionali (neppure da consulente esterno) all’interno dei partiti o Istituzioni al potere dall’inizio della Repubblica ad oggi;

    2) Non deve aver avuto condanne neppure in primo grado per reati in danno della pubblica amministrazione o più in generale della Nazione;

    3) deve sottoporsi al giuramento/impegno/contratto di “mandato elettorale” con i propri elettori in cui si impegna formalmente a :

    a) mantenere fede al suo impegno programmatico condiviso e deciso dal suo elettorato;

    b) interloquire costantemente con la base e seguire pedissequamente la volontà della maggioranza dei suoi elettori ed attuare tutte le strategie parlamentari per raggiungere i fini stabiliti dagli elettori;

    c) sottoscrivere il contratto di esecuzione di “Mandato” come “agente” … secondo quanto previsto dall’articolo1703 e successivi del codice civile;

    d) rendersi disponibile ora per allora ad essere sostituito dal primo dei non eletti a semplice votazione di obbligo di dimissioni richiesto dal suo elettorato;

    e) accettare ora per allora di risarcire una penale pari al 50% degli introiti percepiti durante il“mandato” alla sua base elettorale in caso di palese inadempimento come sopra specificato;

    f) autoridursi gli emolumenti parlamentari secondo le direttive della sua base elettorale;

    g) dichiararsi disponibile a soggiacere al giudizio a consuntivo di fine mandato, se positivo, possibilità di ricandidarsi per un nuovo mandato, se negativo esclusione dalla ricandidatura, menzione di disonore, espulsione dal partito;

    h) realizzare un video di impegnativa in cui si accettano tutte queste condizioni e dove si dichiarerà di accettare di essere definiti traditori e bugiardi liberandone giudizialmente ora per allora che utilizzerà tale terminologia.

    Grazie a chi vorrà partecipare….. ovviamente condividendo preliminarmente l’approccio morale, intellettuale, ideologico, sociale, politico della visione della realtà che AlbaMediterranea promana, divulga, propugna, persegue da anni di lotta contro l’attuale regime..

    Orazio Fergnani – AlbaMediterranea.

  3. IMPORTANTE: DENUNCE E REATI GRAVISSIMI….

    PERSONE ISTITUZIONALI E SOCIALMENTE IMPORTANTI DI THIENE E VICENZA…..

    PREMESSA INTRODUTTIVA:

    Chi ha memoria storica e consapevolezza culturale sa che la storia del nostro paese è anche la storia di poteri criminali che ne hanno condizionato lo sviluppo sociale, politico ed economico. Chi ha una coscienza morale e professionale e il coraggio di non rassegnarsi a quello che è accaduto ed accade nel nostro Paese, ha il dovere civico di associare il proprio impegno professionale e culturale alla difesa intransigente dei valori costituzionali e di opporsi al rischio di unprogressivo svuotamento dello statuto della cittadinanza che, lasciando spazio al crescere di una rassegnata cultura della sudditanza, determina il degrado del vivere comune a causa del proliferare di furberie, sopraffazioni, arroganze, servilismi e cortigianerie interessate.

    Chi, oltre a possedere quella coscienza e quel coraggio, può spendere la credibilità di una vita passata a combattere i poteri criminali, ha il dovere e il diritto di marcare la differenza tra l’agire autenticamente democratico e quello di chi si adatta alle situazioni e preferisce il vivere mediocre che supporta e stabilizza le ingiustizie e le mistificazioni. E’ il dovere della verità e della conoscenza ciò che qualifica la statura etica della persona, qualunque sia la sede o il contesto in cui si concretizza la sua esistenza.

    La verità e la giustizia insite nella coscienza, nel coraggio, nell’impegno di ogni cittadino non possono essere fonte di equivoci o divenire espressione di un sapere egoistico in quanto socialmente limitato. Esse devono, invece, manifestare il pregio della chiarezza, della trasparenza, del riconoscimento, anche ricordando quanto la fatica giurisdizionale ha accertato nell’interesse primario del sapere collettivo.

    SCANDALO: N.B. IMPORTANTE SEGNALAZIONE ISTITUZIONI E REATI GRAVISSIMI E INSABBIAMENTI, FALSITA’ MATERIALE, OMISSIONI, COPERTURE, MANIPOLAZIONI, CONTINUAMENTE PERPETRATE NEL TEMPO IN VASTI ASPETTI….
    IN VIOLAZIONE DELLE REGOLE PIU’ ELEMENTARI DEL DIRITTO PROCESSUALE
    PENALE A TUTELA DEI MINORI…. DENUNCE PENALI … SCANDALO…. SULLA PROTEZIONE E TUTELA DEI MINORI….

    VISTO E CONSIDERATO CHE VOI SIETE PERSONE VALIDE, SAGGIE, SERIE, INTEGRE, ONESTE, SENSIBILI, UMILI, PROFESSIONALI, ETICA, SENSO E DOVERE CIVICO, MORALE E UMANO…
    RITENGO QUINDI OPPORTUNO E IDONEO, INFORMARLA E METTERLA A CONOSCENZA DEL SEGUENTE ULTERIORE MATERIALE E ACCADUTO TEMPORALMENTE AD OGGI A THIENE E VICENZA… CON VARIE PERSONE DI ALTA POSIZIONE SOCIALE NEGATIVE COINVOLTE…
    LE COMUNICO QUINDI CON PRECISIONE TUTTI I VARI, VASTI, DIVERSI,
    MOLTEPLICI, SOCIALI, IMPORTANTI, FONDAMENTALI, ASPETTI… E ALTRO…

    ECCO A VOI TUTTO IL MATERIALE COMPLETO PRECISO VERITIERO GRADUALE TEMPORALE SEGUENTE:

    DESTINATARIO:

    Dott. Gianluca Amadori
    Presidente Ordine Giornalisti Veneto
    San Polo, 2162
    30125 VENEZIA

    Oggetto: esposto ex art. 2, 48 e segg. L. n. 69/63

    Il sottoscritto, Angelo Di Natale, nato il 14-04-1959 a Modica (Rg),
    residente a Ragusa in via Dante n. 103, iscritto all’Albo dei Giornalisti (Ordine di Sicilia: dal 27-03-1981 Elenco Pubblicisti, dal 12-01-1989 Elenco Professionisti) espone quanto segue.

    Nel periodo compreso tra febbraio 2003 e aprile 2004 collaborai con
    “Canale 68 News”, testata giornalistica dell’emittente televisiva
    Canale 68 Veneto, realizzando svariati servizi d’informazione, per lo
    più di cronaca.
    In data 30 marzo 2004, nell’edizione serale del tg, fu trasmesso un mio
    servizio (tecnicamente due, ma concatenati, consecutivi e sullo stesso
    argomento) nel quale dissi che in una parrocchia di Thiene (Vi) da tempo
    accadevano episodi di violenza fisica e sessuale in danno di minori da
    parte, distintamente in relazione alla rispettiva qualificazione degli
    abusi, di due sacerdoti.
    Precisai nel servizio che omettevo accuratamente ogni riferimento, anche
    indiretto – compreso quello relativo alla parrocchia interessata – che
    potesse consentire l’identificazione delle persone coinvolte, per una
    loro maggiore tutela: in primo luogo le vittime, ma anche i presunti
    responsabili che era giusto rispondessero solo con le garanzie previste dalla giurisdizione, anche perché non era mai stato avviato alcun procedimento penale per i fatti riferiti, né erano state presentate querele e/o denunce dalle parti lese.
    Poiché però avevo accertato che tali episodi erano certamente avvenuti e
    da tempo continuavano a ripetersi, pensai che fosse dovere di un
    giornalista non tacere la notizia, al fine di suscitare in questo modo una presa di coscienza utile, intanto ad impedire che i responsabili reiterassero i loro comportamenti e, possibilmente, che le vittime, ovvero i minori e quindi i loro genitori, non continuassero a tollerare per superficialità, amore di quieto vivere o altri motivi che a me risultavano e ancora oggi risultano incomprensibili, fatti non solo socialmente deplorevoli, ma concretanti
    precise violazioni della legge penale.
    Purtroppo l’effetto non fu quello sperato.
    Ovviamente avevo messo in conto che, giustamente, chiunque vedesse il
    servizio – soprattutto se in buona fede e ignaro della vicenda (che
    però a Thiene in moltissimi sapevano) – potesse rimanere incredulo e,
    prima d’ogni cosa, pretendere una verifica incontestabile dei fatti. Ma
    tra quanti, dopo la messa in onda del servizio, ebbero – e pesantemente
    – da ridire, nessuno mostrò interesse per tale verifica, né si pose
    l’unica domanda veramente importante: i fatti denunciati erano veri o
    falsi?
    Infatti alla diffusione del servizio televisivo immediatamente seguì una
    corale e rabbiosa reazione di sdegno ed indignazione non per gli episodi
    che, se veri, erano ovviamente molto gravi, ma per il fatto che qualcuno,
    addirittura un’emittente televisiva, avesse osato riferirli
    pubblicamente.
    Tale reazione che vide in prima linea e accomunò il potere politico
    locale (Sindaco, Consiglio comunale) e i mezzi d’informazione più influenti e
    diffusi nella realtà vicentina (Il Giornale di Vicenza, l’emittente
    Tva) fin dal primo momento, in pratica poche ore dopo la diffusione del
    servizio di Canale 68, non fu mai toccata dal dubbio sulla verità o meno di quei fatti, né dalla preoccupazione di accertarla.
    Peraltro a Thiene le parrocchie sono più di dieci, forse quindici: non è
    strano pertanto escludere immediatamente – quindi istintivamente e
    pregiudizialmente – che quegli episodi in qualche parrocchia potessero
    essere avvenuti?
    Le testate che reagirono nel modo descritto – soprattutto Il Giornale di
    Vicenza – individuarono la parrocchia e i sacerdoti, che mai da me erano
    stati chiamati in causa, identificandoli e presentandoli alla pubblica
    opinione con nome e cognome, come soggetti ingiustamente presi di mira e ai quali pertanto offrirono immediatamente la possibilità di discolparsi e,
    ovviamente, di denigrare chi aveva dato quella notizia, senza e prima che
    essi stessi potessero verificarne la fondatezza della quale io,
    ovviamente, ero assolutamente certo. Altrimenti non avrei mai divulgato la notizia, né realizzato e messo in onda quel servizio.
    Delineato il contesto nel quale prende inizio la vicenda, con il presente
    esposto sottopongo a codesto onorevole Ordine due distinte questioni a mio avviso ugualmente meritevoli di una valutazione attenta ai fini
    dell’eventuale adozione di provvedimenti conseguenti.
    1) La prima riguarda il gravissimo attacco alla libertà d’informazione
    portato avanti sia da altri giornalisti che da soggetti esterni alla
    categoria, in gran parte investiti di importanti funzioni pubbliche, in
    alcuni casi addirittura preordinate al rispetto e all’applicazione delle
    norme di legge.
    2) La seconda si riferisce specificamente al comportamento di quei
    giornalisti i quali, dopo la diffusione del servizio, a mio avviso, oltre
    ai profili di responsabilità che toccherà all’Autorità giudiziaria
    vagliare, hanno violato i doveri propri della professione, compiendo atti
    di possibile rilevanza disciplinare.
    Tornando all’esposizione dei fatti, nei giorni seguenti il 30 marzo 2004
    realizzai altri servizi – trasmessi sempre a mia firma da “Canale 68
    News” – sugli sviluppi della stessa vicenda, mentre il Giornale di
    Vicenza pubblicò una serie di articoli che sottopongo alla valutazione
    dell’Ordine nell’esercizio delle prerogative previste per legge.
    Per una lettura più agevole e mirata, anche per la possibile scarsa
    chiarezza in qualche punto delle fotocopie (all. n. 1), segnalo e riporto
    testualmente (in corsivo) alcuni passi degli articoli richiamati,
    pubblicati da “Il Giornale di Vicenza”, cui seguono miei chiarimenti,
    osservazioni, considerazioni (all. n. 2), per le valutazioni e, se del caso, le
    determinazioni conseguenti.
    E’ utile che l’Ordine sappia che per i miei servizi trasmessi da
    “Canale 68 News”, non è mai stava avanzata da alcuno richiesta di
    rettifica, né promossa azione giudiziale penale o civile nei confronti
    miei e/o dei responsabili (direttore e/o editore) della testata.> Peraltro, nonostante l’ultimo servizio fosse andato in onda in data 9 aprile 2004, quando la vicenda era ancora apertissima, non ne seguirono altri, per due motivi: un mio servizio comprendente la testimonianza di due delle vittime di quegli episodi di violenza, già in fase di predisposizione, non fu montato, né trasmesso, per decisione del direttore responsabile in seguito ad una diffida inviata dai genitori di due ragazze minori le quali pure avevano liberamente rilasciato quella testimonianza.
    La loro dichiarazione era stata filmata e registrata senza che apparissero
    riconoscibili e la loro voce, in fase di montaggio, sarebbe stata
    alterata.
    In attesa di ulteriori sviluppi, accadde comunque (ed è questo il secondo
    motivo, del tutto casuale nella sua temporalità) che io dovetti porre
    fine alla collaborazione con Canale 68 Veneto.
    Incredibilmente, nel mese di gennaio 2006, quindi quasi due anni dopo –
    tempo questo durante il quale, anche fisicamente, sono stato del tutto
    assente in Veneto, essendomi trasferito in Sicilia per rientrare, dal 13
    maggio 2004, nella redazione della Tgr-Rai della quale ancora oggi faccio parte – nei miei confronti furono presentate due denunce-querele.
    La prima da parte di Giovanni Scarpellini il quale, nel periodo
    marzo-aprile 2004 era l’ufficiale dei carabinieri delegato a svolgere indagini sui fatti oggetto dei miei servizi televisivi (all. n. 3).
    La seconda da Giorgio Falcone, all’epoca e tutt’ora sostituto
    procuratore presso il Tribunale di Vicenza, il quale, pubblico ministero
    in turno esterno il 30 marzo 2004 quando “Canale 68 News” diffuse il mio
    servizio, nonché facente parte del gruppo di magistrati delegato a
    trattare questo tipo di reati, affidò a Scarpellini l’incarico (all. n. 4).
    I due esposti non si riferivano assolutamente ai miei servizi, ma ad un
    pamphlet, (all. n. 5 – è la stampa di una copia in formato digitale -)
    dal titolo “Mani d’Angelo”, pubblicato nel mese di gennaio 2006,
    autore il giornalista Marco Milioni, e dedicato alla vicenda che dai miei
    servizi aveva preso le mosse. Quel libro a dire il vero contiene
    un’intervista al sottoscritto ed una parte, la postfazione, a mia firma.
    Invitato da Milioni a dare il mio contributo sulla vicenda, considerato
    che erano stati i miei servizi a determinarla, risposi volentieri con un mio
    scritto e concedendo l’intervista.
    La cosa paradossale è che io sia stato chiamato in causa non già per la
    parte di testo a me riconducibile, ma per l’intera pubblicazione, nel
    presupposto del tutto fantasioso che io “l’avessi ispirata”.
    Premesso che in trent’anni di attività professionale ho sempre firmato ogni mio servizio, anche il più duro e scabroso, ritengo che quell’accusa sia
    stata lesiva della dignità – personale e professionale – non solo mia, ma
    anche del collega Milioni del cui lavoro, mio malgrado, l’incredibile
    denuncia ha fatto apparire che mi fossi, indebitamente, “appropriato”:
    non ero autore di quel libro, quindi non ne avevo né la colpevolezza nei
    termini dell’ipotizzata responsabilità penale (se mai colpevolezze vi
    fossero state), né comunque il merito.
    In ogni caso il punto che qui intendo segnalare è la condotta pervicace
    de “Il Giornale di Vicenza” nel riferire – falsandone la verità anche
    nei suoi elementi essenziali – questo ulteriore sviluppo della vicenda:
    ovvero il processo, originato dalle due denunce-querele presentate da
    Scarpellini e Falcone e sfociato il 12 novembre 2008 in una sentenza di
    assoluzione nei miei confronti per non avere commesso il fatto, com’era
    fin dall’origine ictu oculi evidente.
    Alcune delle udienze svoltesi sono state oggetto di articoli di stampa de
    “Il Giornale di Vicenza”. Ne allego due (all. n. 6 e 7) unitamente ai
    rispettivi atti di querela (all. n. 8 e 9) da me promossi contro il loro
    autore, Ivano Tolettini.
    Al di là del contenuto delle querele da me presentate, voglio comunque
    richiamare l’attenzione dell’Ordine, per la valutazione e
    l’eventuale assunzione di provvedimenti conseguenti, su alcuni passi degli articoli (all. n. 10 e n. 11) riportati in corsivo e seguiti, punto per punto, da
    miei chiarimenti, osservazioni, considerazioni.
    C’è poi l’aspetto segnalato per primo nella parte introduttiva: il
    pesantissimo attacco alla libera informazione portato avanti
    dall’esterno, con l’ausilio di complicità interne alla categoria, attraverso
    comportamenti, molteplici e reiterati, di rilevanza penale, messi in atto
    da una serie di soggetti anche investiti di importanti responsabilità
    pubbliche contro due giornalisti – io e Milioni – “colpevoli” solo
    di avere esercitato il proprio diritto-dovere di riferire fatti veri di
    pubblico interesse.
    Tali comportamenti sono quelli riscontrabili nella complessa vicenda
    giudiziaria scaturita dalle due denunce-querele presentate nel mese di
    gennaio 2006 da Scarpellini e Falcone contro me e Milioni.
    Tale vicenda, come già rilevato, è sfociata in una sentenza di primo
    grado emessa il 12 novembre 2008 dal Tribunale di Trento (all. n. 12): sentenza di assoluzione – e, in quanto non appellata – definitiva nei miei
    confronti; di condanna – appellata però dall’imputato, e POI VINTA IN APPELLO 30 SETTEMBRE 2011 CORTE D’APPELLO TRIBUNALE TRENTO.
    – nei confronti di Milioni la cui colpevolezza è stata riconosciuta per una sola delle numerose imputazioni delle quali, in riferimento alla pubblicazione del libro “Mani d’angelo”, era chiamato a rispondere. Da tutte le altre è stato assolto.
    La condanna per diffamazione si riferisce unicamente ad una frase,
    contenuta nel libro e consistente nel giudizio espresso da un ispettore di polizia, Flavio Bellossi: <>. Frase effettivamente
    pronunciata dall’interessato come dimostra una registrazione che né il
    pubblico ministero, né il giudice del dibattimento nel procedimento di
    primo grado hanno voluto acquisire, ma che, si spera possa essere tenuta nel debito conto nel processo d’appello.(POI VINTO IL 30 SETTEMBRE 2011 CORTE D’APPELLO TRIBUNALE TRENTO)
    Le stranezze e le anomalie, tutte protese ad attestare ad ogni costo una
    responsabilità penale inesistente in capo a due giornalisti
    “colpevoli” solo di avere detto la verità, sono tante nell’arco di tempo intercorso dalla querela presentata a gennaio 2006 alla sentenza del 12 novembre 2008.
    Fermo restando che due distinti giudizi – quello di appello proposto da
    Milioni e quello che scaturirà da un mio esposto-denuncia, citato più
    avanti – potranno far luce sulle tanti parti oscure della vicenda, a
    codesto onorevole Ordine voglio intanto, brevemente, segnalare i seguenti fatti dai quali può evincersi la gravità dell’azione sviluppata contro
    un esempio di libera stampa, al punto che, durante lo svolgimento del
    processo, proprio perché non ci sentivamo garantiti, io e Milioni abbiamo
    dovuto presentare due esposti all’Ispettorato generale e alla Direzione
    generale del Ministero della Giustizia, nonchè alla Procura generale
    presso la Corte di Cassazione (all. n. 13 e n. 14 – si allega una sola copia di ognuno dei due esposti inviati in quanto il testo è identico per i tre
    distinti destinatari – ).
    a) Milioni pubblicò il pamphlet nel mese di gennaio 2006, per un motivo
    preciso: a dicembre 2005, quindi ventuno mesi dopo la notitia criminis
    contenuta nei miei servizi e venti mesi dopo la trasmissione del relativo
    rapporto dei carabinieri, in Procura non c’era assolutamente nulla. Il
    libro di Milioni ebbe quindi il merito di mettere chi di dovere dinanzi
    alle sue responsabilità. Tanto è vero che, sia pure al solo fine strumentale
    di supportare il procedimento che sarebbe scaturito dalle querele contro di
    noi, la Procura – infatti solo a giugno 2006, con oltre due anni di
    ritardo – istruisce il procedimento contro i sacerdoti, ravvisando fatti
    di reato perseguibili solo su querela (ma nessuno aveva informato i
    genitori che avrebbero potuto presentarla) e chiede l’archiviazione. Una
    richiesta di archiviazione avanzata in data anteriore all’iscrizione degli
    indagati nell’apposito registro!
    b) Nel processo contro di noi, incredibilmente, sia il pubblico ministero
    che il giudice del dibattimento non hanno voluto acquisire registrazioni
    prodotte dalla difesa e comprovanti la verità di tutto quanto contenuto
    nel libro di Milioni. Tale incomprensibile rifiuto si è esteso anche alle
    interviste televisive da me realizzate con le due ragazze minori e mai
    mandate in onda per la diffida delle madri. La registrazione avrebbe
    consentito a chiunque volesse accertare la limpida verità delle cose di
    mettere a confronto le dichiarazioni rese dalle due ragazze, così come
    risultanti nel verbale d’interrogatorio redatto da Scarpellini, con le
    risposte liberamente date dalle stesse e negli stessi giorni nelle due
    interviste.
    c) Nell’ambito dell’intero procedimento, a mio avviso pesantemente
    viziato da una posizione di ostilità preconcetta contro due giornalisti
    colpevoli solo di avere fatto il loro dovere, è avvenuto anche un altro
    fatto di gravità inaudita: il sequestro giudiziario preventivo della
    pubblicazione disposto già nel mese di aprile 2006 (con zelante
    sollecitudine rispetto alla richiesta) e tutt’ora in atto. Il tutto in
    deferente ossequio ai due querelanti, un ex capitano dei carabinieri ed un magistrato le cui affermazioni sono state stracciate totalmente nel
    processo, con la sola eccezione della frase “Scarpellini è un
    colluso” però incontestabilmente vera come documenta la registrazione purtroppo non ammessa né dal pubblico ministero né dal giudice. Se si considera che tutto ciò su cui il magistrato Falcone ha fondato la sua denuncia-querela è risultato falso (egli era effettivamente il p.m. dell’inchiesta ed è risultato anche essere il p.m. che ha insabbiato l’indagine) e che, con la sola eccezione indicata, la stessa cosa è emersa sul conto di Scarpellini, si ha un’idea della gravità dell’attacco portato alla libera stampa.
    d) Altri soggetti hanno dolosamente preso parte a tale manovra. Basti qui citare il procuratore capo di Vicenza Ivano Nelson Salvarani che per ben sei volte ha negato di fornire alla difesa di Milioni il fascicolo del
    procedimento contro i due sacerdoti, arrivando a trasmetterne uno
    sbagliato, forse per non fare scoprire che in effetti il procedimento contro i
    sacerdoti era stato insabbiato, in quanto iscritto incredibilmente tra i
    fascicoli di atti non costituenti reato? E poi c’è il solito Tolettini
    il quale, dopo gli articoli scritti quattro anni prima per denigrare
    l’attendibilità dei miei servizi televisivi sulla vicenda, nel 2008
    arriva negli articoli di stampa richiamati a falsare anche i dati
    elementari del procedimento penale, per ingannare i lettori e propinare loro un resoconto di cronaca giudiziaria del tutto estraneo alla realtà ma
    pienamente convergente con gli interessi dei due querelanti.
    Tale attacco alla libera informazione è stato compiuto attraverso una
    serie lunga e reiterata di omissioni, falsificazioni, sparizione di fascicoli,
    svariate violazioni della legge penale, tutti atti finalizzati a
    manipolare le indagini scaturite, ad aprile 2004, dai miei servizi, al fine di fare apparire come prive di fondamento sia le notizie in essi contenute che,
    successivamente, con la denuncia-querela Scarpellini-Falcone, anche gli
    sviluppi della vicenda raccontati da Milioni nel libro “Mani d’angelo”.
    Per tali ragioni ho presentato una denuncia per calunnia ed altri reati
    (all. n. 15) contro Scarpellini, contro due magistrati ed altri soggetti.
    Tra questi ultimi figura anche il giornalista Ivano Tolettini per avere
    pubblicato la notizia dell’avvenuto interrogatorio di tre presunte
    vittime (degli episodi di violenza fisica e sessuale denunciati nei miei servizi)
    il giorno prima – 02-04-2008 – che esso effettivamente avvenisse, riferendone peraltro anche l’esito (!), ovviamente di totale esclusione della
    fondatezza dei fatti oggetto dei miei servizi. Peraltro è ben noto ai
    colleghi del Consiglio dell’Ordine come un articolo pubblicato da un
    quotidiano del mattino in edicola il 2 aprile, sia stato ovviamente
    redatto il giorno precedente, 1 aprile, mentre gli interrogatori sono avvenuti il 3 aprile.
    A mio avviso in tutta questa vicenda è accaduto che diversi soggetti
    (ufficiali di polizia giudiziaria, magistrati, giornalisti) hanno agito
    contro la libertà d’informazione, manipolando i fatti per coprire le
    responsabilità delle persone coinvolte e adeguatamente protette da centri di potere (politici, economici, editoriali) influenti e corruttivi.
    Nei servizi curati sulla vicenda fino al 9 aprile 2004, correttamente mi
    limitai a ribadire la fondatezza delle notizie da me raccolte, respingendo
    le accuse e criticando a mia volta, nei limiti concessi, chi le formulava
    disinformando l’opinione pubblica. In quei servizi espressi qualche
    dubbio e qualche critica – con la prudenza imposta dai limiti di conoscenza, ad aprile 2004, degli sviluppi che avrei scoperto soltanto qualche tempo dopo anche sull’operato di Scarpellini in quanto già allora mi risultò
    palese che le stesse presunte vittime di quegli abusi le quali a me
    avevano genuinamente confermato i fatti, incredibilmente, nei verbali
    d’interrogatorio da lui redatti risultava che li avessero smentiti.
    Tant’è che a gennaio 2006, prima ancora che venisse pubblicato il libro
    di Milioni, fidando in un nuovo corso della Procura di Vicenza che, con la
    nomina del nuovo capo di quell’ufficio nella persona di Salvarani,
    speravo si fosse avviato (ma mi sbagliavo) presentai un esposto (all. n. 16) in cui feci presente che probabilmente le indagini condotte da Scarpellini non erano state finalizzate ad accertare i fatti, ma a coprirli per asserire
    pubblicamente la falsità dei miei servizi. Dissi anche di avere saputo
    che le diffide a Canale 68, perché non trasmettesse l’intervista a due
    delle parti lese, firmate e inoltrate all’emittente dai rispettivi genitori,
    in realtà erano state suggerite, sollecitate e perfino materialmente scritte
    da Scarpellini e chiedevo di essere ascoltato. Cosa mai avvenuta.
    Salvarani, dopo l’apertura del procedimento contro me e Milioni da parte della Procura di Trento, si limitò a trasmettere a quest’ultima il mio
    esposto perché vagliasse le mie possibili responsabilità in ordine al reato di
    calunnia in danno di Scarpellini. Ipotesi comunque, alla luce delle
    risultanze processuali, rimasta ovviamente senza esito.
    Un altro elemento, rintracciabile nel fascicolo del procedimento e che
    riguarda un’iscritta all’Albo, è la dichiarazione (all. n. 17) resa
    dalla giornalista Alessandra Altomare a Scarpellini e da questi allegata
    alla denuncia-querela contro me e Milioni.
    Altomare, che nei mesi di aprile-marzo 2004 lavorava insieme a me a
    “Canale 68 News”, a gennaio 2006 (nel frattempo passata
    all’emittente Tva dove si trova tuttora) dichiarò che io avevo basato i servizi sulle notizie fornitemi da una persona non affidabile di Thiene. E’ falso che
    io mi fossi basato su una sola persona, è falso che non fosse affidabile
    (se, come tutto lascia credere ad una visione globale della vicenda, si
    riferisce a Loris Bertezzolo, testimone oculare di un episodio di violenza fisica, questi è risultato affidabilissimo), inoltre è certo che proprio ad
    Altomare risultasse che io mi fossi basato su una pluralità di fonti,
    visto che almeno in due casi, proprio lei, in quanto donna, aveva telefonato
    alle ragazze che mi avevano rilasciato le interviste poi non trasmesse perché, fuori da tentazioni di esibizionismo o di spirito di goliardia, saggiasse la serietà delle loro affermazioni.
    Chiedo pertanto all’Ordine di valutare, fermo restando il distinto esame
    affidato all’Autorità giudiziaria, anche la correttezza professionale
    dell’operato di Altomare nella dichiarazione resa a Scarpellini e
    l’eventuale sussistenza di elementi di rilevanza disciplinare.

    Ringraziando per la considerazione di quanto esposto, sono a disposizione
    per ogni utile chiarimento anche attraverso un’audizione che il Consiglio dell’Ordine volesse disporre.

    Cordiali saluti.

    9 marzo 2009

    Angelo Di Natale

    E perché, se tutto era falso, io non sia stato incriminato per calunnia?
    Allo stesso modo non capirei perché nessuno mi aveva querelato per
    diffamazione, né promosso azioni civili per danni, né perché sia la
    stampa che s’è fatta strumento di questo blocco di interessi, che tutti gli
    altri attori-alleati in quest’opera di insabbiamento, non abbiamo avuto, pur
    nelle condizioni immaginabili di sorpresa, stupore, shock provocate dai servizi, l’unico atteggiamento credibile: bisogno di verità. La verità “vera”
    avrebbe richiesto ricerca, rigore, compostezza, pazienza e silenzio. Perciò tutti segnalo il comportamento di quei soggetti che hanno fatto tutt’altro. A
    nessuno di loro importava minimamente accertare i fatti, fermare le
    violenze, tutelare le possibili vittime. Ciò che stava loro a cuore era
    solo assolvere se stessi per perpetuare un collaudato ed efficace sistema di difesa dei loro interessi.

    Angelo Di Natale

    PROCURA DELLA REPUBBLICA DI TRENTO

    Il sottoscritto Angelo Di Natale, nato a Modica (Rg) il 14-04-1959, residente

    a Ragusa, giornalista in servizio nella redazione Rai di

    Catania, imputato nel procedimento n. 411/08 R.G. (n.1196/06 R.G.N.R. – n.

    2295/06 Gip) assolto con sentenza n. 765/08 – Rep. 2059/08 – emessa in data

    12-11-2008 dal Tribunale di Trento in composizione monocratica, deposita il

    presente esposto-denuncia, per i reati e le motivazioni di seguito riportati, nei

    1) Giorgio Falcone, nato a Milano il 28-05-1965, magistrato sostituto

    procuratore presso il Tribunale di Vicenza;

    2) Ivano Nelson Salvarani, nato a Bondeno (Ferrara) il 30-06-1939,

    procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Vicenza;

    3) Giovanni Scarpellini, nato a Bagno di Romagna il 21-10-1966,

    residente a Thiene (Vicenza);

    4) Ivano Tolettini, giornalista de Il Giornale di Vicenza, residente a

    Schio (Vicenza).

    5) Flavio Bellossi, nato a Thiene (Vi) il 25-06-1960, residente a Thiene

    (Vicenza);

    6) Antonella Trentin, nata a Carrè (Vi) il 23-03-1957, residente a Carrè

    (Vicenza);

    7) Tricia Cimato, nata a Camposampiero (Pd) il 16-12-1988, residente a

    Thiene (Vicenza);

    8) Giuseppa Bagnato, nata a San Ferdinando (Rc) il 27-09-1949,

    residente a Thiene (Vicenza).

    Giorgio Falcone. Questi, pubblico ministero presso la Procura di Vicenza,

    alla fine di gennaio 2006 presentava una querela nei confronti miei e del

    giornalista Marco Milioni per il reato di diffamazione a mezzo stampa. Per

    quanto riguarda la doglianza che una persona può esprimere nei confronti di

    un’altra è possibile nel singolo caso condividerla o non, ma se tale doglianza

    è portata avanti l’Autorità giudiziaria sostenendo essere la stessa relativa ad

    un fatto penalmente rilevante, sta al giudice esprimere un giudizio. Quello

    che non è consentito al querelante è redigere un racconto menzognero. A

    maggior ragione quando la menzogna riguarda l’essenza stessa della illiceità .

    Prendo atto che Falcone solo il 23-06-2008, nella relazione trasmessa al

    procuratore Salvarani nell’ambito dell’istruttoria scaturita dall’esposto

    presentato dal sottoscritto e dal collega Milioni, ha ritenuto di sostenere di

    avere appreso da suo padre (morto purtroppo l’8 luglio 2007) che uno dei due

    sacerdoti coinvolti nella vicenda era Angelo Rigoni, parroco della parrocchia

    da lui frequentata da bambino. E’ strano che nella querela presentata a

    gennaio 2006, Falcone, pur dichiarando che l’indagine era stata assegnata ad

    un altro collega avendo egli appreso che vi era coinvolto Rigoni, non ritenga

    di chiarire in che modo lo avrebbe appreso, mentre solo due anni e mezzo

    dopo – quando nel frattempo il genitore è morto – egli, chiamato a fornire

    non pochi chiarimenti sugli atti compiuti e su quelli non compiuti nell’ambito

    di quell’indagine anche in relazione all’asserita “fantomatica” astensione, si

    ricorda del papà deceduto.

    Il punto essenziale, che poi ha portato alla sentenza assolutoria pronunciata

    dal Tribunale di Trento in data 12/11/2008, è dato dal racconto relativo

    all’«insabbiamento» del procedimento penale che avrebbe dovuto essere

    promosso nei confronti di don Angelo Rigoni e don Cristiano Marsotto.

    Si badi bene, a me non interessa che i due sacerdoti siano o no colpevoli. Io

    sono un giornalista e giudico non i reati ma il comportamento sociale.

    Ciò che alla fine del 2005 indusse il collega Marco Milioni a scrivere il libro

    fu proprio il fatto che, a distanza di ben venti mesi dalle indagini, egli avesse

    dovuto rilevare che non esisteva alcun procedimento. Che un processo si

    concluda con una assoluzione o una condanna è nella natura delle cose; che

    una sentenza comporti delle critiche è anche nella natura delle cose. Ma che

    un procedimento scompaia come nel Triangolo delle Bermuda non è nella

    natura delle cose.

    Afferma il Falcone (ed essendo un P.M. ancora più grave appare la

    menzogna) che si disinteressò del procedimento per la presenza di don

    Angelo Rigoni e che esso fu assegnato ad altra collega (d.ssa Mazza).

    Già nella querela appare la volontà ingannatoria del Falcone il quale, ben

    conscio della fine di quel «fascicolo» a mod. 45, se ne guarda bene dal dirlo.

    Responsabilizza integralmente altri che, logicamente, gli è succeduto (doc.

    1). E permane nella dolosa menzogna, del resto, quando deve relazionare

    l’Ispettorato del Ministero (doc. 2).

    Ma anche in quella relazione mente in modo, francamente, persino fastidioso.

    È il Salvarani, Procuratore Capo delle Repubblica di Vicenza, che all’udienza

    del 1/10/2008, citato come teste dalla difesa (teste ostile, per di più, come

    vedremo) è costretto a dire che la d.ssa Mazza aveva ricevuto il tutto già a

    mod. 45. Afferma in tale sede che nessuno aveva avuto quel fascicolo prima

    della Mazza se non il dott. Falcone (doc. 3).

    Appare di clamorosa evidenza che fu Giorgio Falcone (per la conoscenza

    avuta con uno dei due sacerdoti?) ad «insabbiare» quel procedimento.

    A trasformarlo (ed usiamo le parole del Giudice del dibattimento) in

    un «sommergibile in immersione».

    Già il fatto in sé costituisce un comportamento penalmente illecito, ma di

    ciò si devono finalmente far carico la Procura di Trento assai distratta nel

    procedimento contro me e Magistratura perché a nessuno,

    per quanto mi riguarda, è dato credere che la

    vicenda si sia conclusa con la sentenza assolutoria.

    Quello che appare di solare evidenza è il reato di calunnia nei miei

    confronti (in verità anche nei confronti di Milioni) da parte di Giorgio

    Falcone che nella querela ha omesso la parte relativa all’«insabbiamento»

    del procedimento, insabbiamento che – accertato processualmente – ha

    determinato la mia assoluzione e, in riferimento alle imputazioni scaturenti

    dall’azione di Falcone, anche quella di Milioni.

    Essa è essenziale come emerge dalla sentenza 12/11/2008 del Tribunale di

    Trento divenuta res iudicata formale.

    Io presento formale denuncia nei confronti di Giorgio Falcone per il reato di

    cui all’art. 368 c.p. nonché per quello determinato dalla omessa iscrizione

    del fascicolo relativo. Mi costituisco parte offesa con l’avv. Angelo Bruno di

    Ragusa e chiedo di essere tenuto informato ai sensi dell’art. 408 n. 2 c.p.p.

    Giovanni Scarpellini. La querela da questi proposta anche nei miei confronti

    contiene falsità palesi. Non mi soffermo su quella relativa al sovrintendente

    Flavio Bellossi che affronterò più avanti nella mia denuncia.

    Giovanni Scarpellini afferma, ed ha pure prestato giuramento, che mai ha

    indotto le famiglie di Gloria Pallado e Tricia Cimato a diffidare Canale

    68 dalla divulgazione delle interviste. Siamo finalmente riusciti, vincendo

    l’intollerabile resistenza di Ivano Nelson Salvarani, ad ottenere il fascicolo

    ormai famoso della vicenda relativa ai fatti di Thiene (proc. n.3881/06).

    Ebbene, ben si comprende l’ostruzionismo del Salvarani nella parte che lo

    Tra le tante invenzioni contenute in querela e sulle quali lo Scarpellini ha

    pure giurato vi è quella relativa al fatto di non aver assolutamente spinto le

    madri di Gloria Pallado e Tricia Cimato a diffidare Canale 68 svolgendo così

    una attività non consona alla sua funzione e dimostrante la faziosità della sua

    condotta (doc. 4).

    Ebbene le testimonianze rese da Gloria Pallado e Tricia Cimato (doc.

    5 e 6) dimostrano che Scarpellini,

    assieme le due madri e le due ragazze e le indusse a diffidare Canale 68

    con affermazioni menzognere (mai nell’intervista all’emittente,

    così come quelle di chiunque altro, sono state

    manipolate o tagliate in modo da falsarne il senso, come del resto dimostra la

    sua deposizione proprio allo Scarpellini in data 16/06/2008).

    A questo riguardo si deve notare anche la falsa testimonianza resa nel

    procedimento di Trento da Antonella Trentin, Tricia Cimato e Giuseppa

    Bagnato, madre della Cimato.

    Riteniamo altresì che tale induzione alla falsa testimonianza veda proprio

    lo Scarpellini come attore perché nessun altro aveva avuto interesse ad

    indurre al falso le tre donne, falso realizzato integralmente per favorire lo

    Scarpellini. Per quanto riguarda la Trentin, ella interrogata in aula nell’ultima

    udienza del 12 novembre 2008 (doc. 18) arriva a negare di avere mai saputo

    di un interrogatorio della figlia, ma risulta presente nel verbale di sommarie

    informazioni rese dalla stessa a Scarpellini in data 10-04-2004 (doc. 7).

    Presento pertanto formale

    Scarpellini per i reati di cui agli artt. 368, 372, 377 bis.

    Mi costituisco parte offesa con l’avv. Angelo Bruno di Ragusa e chiedo di

    essere tenuto informato ai sensi dell’art. 408 n. 2 c.p.p.

    Flavio Bellosssi. Io ero in possesso della registrazione del colloquio tra

    Flavio Bellossi e Loris Bertezzolo, nel corso del quale il Bellossi definisce lo

    Scarpellini colluso.

    Il Bellossi ha reso falsa testimonianza ai sensi dell’art. 372 c.p. ed allego la

    registrazione incredibilmente non prodotta ma trattenuta presso il suo ufficio

    dal pubblico ministero Di Benedetto (doc. 8 e 9).

    Mi costituisco parte offesa con l’avv. Angelo Bruno di Ragusa e chiedo di

    essere tenuto informato ai sensi dell’art. 408 n. 2 c.p.p.

    Ivano Nelson Salvarani. Procuratore presso il tribunale di Vicenza, quindi

    capo dell’ufficio di cui fa parte Falcone, ha violato ogni suo dovere quando,

    trasmessa la querela, sapeva dell’insabbiamento del procedimento.

    Trasmettere la querela del Falcone era un suo dovere, ma era anche suo

    dovere (per il quale viene ben retribuito) mettere a conoscenza della Procura

    e dei Giudici di Trento, nonché della difesa, dell’«insabbiamento» del

    procedimento da parte del Falcone.

    In questa vicenda che conduce ad un pesante giudizio critico sulla

    magistratura e sulla sua affidabilità, Ivano Nelson Salvarani, pur non essendo

    colui che ha commesso i reati più gravi, è certo la figura che, per l’età e

    la funzione assegnatale dallo Stato, appare esposto al peggior giudizio di

    chi dai magistrati – soggetti solo alla legge – si attenda atti trasparenti e

    comportamenti che almeno alla legge siano conformi.

    Deliberatamente costui trasmette la querela del Falcone citando il numero del

    procedimento 387/04 senza specificare il modello e traendo così in inganno il

    P.M. prima, il GIP poi, perfino il Giudice del dibattimento almeno fino ad un

    certo momento del processo, nonché i due difensori (doc. 10 e 10 bis).

    Afferma Salvarani, interrogato, che scrisse il numero 387/04 senza indicare il

    mod. 45, non per far credere che fosse a mod. 21, bensì perché all’inizio non

    aveva posto attenzione. Ma come? Recupera il numero da dove, se non dal

    fascicolo dove fa bella mostra di sé il mod. 45? (doc. 3).

    Ivano Nelson Salvarani. a gennaio 2006 è venuto a conoscenza del fatto che

    il fascicolo era un «sommergibile in immersione».

    Questo perché a giugno il procedimento passa a mod. 21 e sarebbe stato suo

    dovere comunque informare la Procura di Trento. Appare già non credibile

    la giustificazione che adduce. Del resto, se mai dubbio potesse esservi, è lui

    stesso a chiarirlo quando afferma di aver da «subito» seguito il lavoro della

    d.ssa Mazza.

    Ma l’interrogatorio di Gloria Pallado e Tricia Cimato avviene il 25/01/2006 e

    quindi Salvarani sin da allora non può non conoscere l’«inghippo» del mod.

    Ma la prava voluntas del Salvarani emerge anche quando nel 2008 il

    difensore di Milioni gli chiede i fascicoli (e mai precisa il modello del 387/

    04) ben cinque volte (doc. 11, 12, 13, 14, 15): Salvarani ripetutamente

    promette a parole, ma omette nei fatti, di consegnarli rendendo ostacolo

    persino dopo la sentenza del 12/11/2008. E si capisce bene il perché. In

    data 4/4/2008 egli pur sapendo che il 387/04 era a mod. 45, invia una

    comunicazione al dr. Vartan Giacomelli (P.M. vicentino titolare del proc.

    pen. 387/04 mod. 21) dicendogli di controllare se vi erano gli elementi di

    connessione al proc. di Trento per cui era richiesto (doc. 16).

    È fuori d’ogni tollerabilità che questi continui a violare la legge ed a ricoprire

    l’incarico di dirigente della Procura della Repubblica di Vicenza

    Denuncio pertanto Invano Nelson Salvarani per i reati di cui all’art. 476 c.p.

    per avere dichiarato il falso nella sua comunicazione ufficiale e all’art. 328

    c.p. per aver omesso di consegnare prima del processo e per lunghi mesi al

    difensore di Marco Milioni la documentazione relativa al procedimento n.

    387/04 mod. 45.

    Mi costituisco parte offesa con l’avv. Angelo Bruno di Ragusa e chiedo di

    essere tenuto informato ai sensi dell’art. 408 n. 2 c.p.p.

    Ivano Tolettini, giornalista de “Il Giornale di Vicenza”, in un articolo

    pubblicato in data 02-04-2004 – redatto quindi in data 01-04-2004 – ha

    riferito l’esito di tre interrogatori svolti dal ten. Scarpellini in data 03-04-

    2004 (!). Considerato che in quei giorni, ad avviso dello scrivente, sia

    Scarpellini che Tolettini erano impegnatissimi non già ad accertare (il

    primo) e a riferire (il secondo) i fatti senza posizioni precostituite, mossi

    solo da genuina ricerca e divulgazione della verità, ma dall’intento di

    determinare (il primo) e di rappresentare pubblicamente e in tutta fretta (il

    secondo) l’infondatezza – peraltro con accenti e intenti diffamatori oggetto

    di altro, separato, giudizio – dei servizi trasmessi da Canale 68, la singolare

    circostanza, lungi dall’essere bizzarra, è grave ed inquietante.

    Che per avere le notizie attinenti la Procura sia necessario rivolgersi al

    Tolettini la dice lunga non solo sulla necessità che la Procura di Trento avvii

    un’indagine al riguardo ma che lo stesso Ministero che avrà copie di tutto

    apra un’inchiesta estremamente seria inviando gli ispettori che interroghino

    tutti, non soltanto coloro che alle segrete stanze hanno ricezione.

    Denuncio pertanto ai sensi dell’art. 326 c.p. Ivano Tolettini, in concorso col

    p.u. ignoto (ma non troppo) che gli ha fornito materiale non solo coperto,

    comunque, da segreto ma – avendolo fatto ben due giorni prima che tale

    materiale prendesse vita – chiaramente viziato nella sua veridicità, in

    quanto la strana anticipazione sembra riflettere l’esito sperato, voluto e

    forse determinato da una tendenziosa visione soggettiva e da una posizione

    faziosamente costruita e pregiudizialmente svincolata dai fatti, piuttosto

    che l’approdo naturale degli atti che avrebbero dovuto essere svolti con

    imparzialità, scrupolo, limpidezza e rigore (doc. 17).

    Mi costituisco parte offesa con l’avv. Angelo Bruno di Ragusa e chiedo di

    essere tenuto informato ai sensi dell’art. 408 n. 2 c.p.p..

    Antonella Trentin, Tricia Cimato e Giuseppa Bagnato (doc. 18, 19, 20)

    hanno reso falsa testimonianza nel processo di Trento. Hanno dichiarato

    di non avere mai subito pressioni per la diffida a Canale 68 da Giovanni

    Scarpellini e quasi di non essersi le due madri parlate tra loro. Ebbene dalle

    deposizioni rese avanti il P.M. d.ssa Mazza il 25/1/2006 emerge che la verità

    è completamente diversa e che tutta l’iniziativa fu dello Scarpellini (doc. 5

    e 6). Denuncio perciò Antonella Trentin, Tricia Cimato e Giuseppa Bagnato

    per il reato di cui all’art. 372 c.p., mi costituisco parte offesa con l’avv.

    Angelo Bruno di Ragusa e chiedo di essere tenuto informato ai sensi dell’art.

    408 n. 2 c.p.p..

    Catania lì 9 marzo 2009
    In fede

    Angelo Di Natale

    Quasi cinque anni fa, esattamente il 30 marzo 2004, Canale 68 News, testata
    televisiva dell’emittente Canale 68 Veneto con la quale in quel periodo collaboravo,
    diffuse un mio servizio in cui affermavo che in una parrocchia di Thiene (Vi) da
    tempo accadevano episodi di violenza fisica e sessuale in danno di minori da parte,
    distintamente in relazione al tipo di abusi, di due sacerdoti.
    Nei giorni seguenti e fino al 9 aprile curai altri servizi, trasmessi sempre da Canale 68
    News, sui risvolti e sugli sviluppi della vicenda, sia per dare conto criticamente delle
    reazioni rabbiose e indignate che ne erano seguite, sia per confermarne la fondatezza.
    Tali reazioni non erano provocate dagli episodi di violenza che, se veri, erano molto
    gravi e tali da suscitare preoccupazione, ma dal fatto che qualcuno, addirittura
    un’emittente televisiva, avesse osato riferirli pubblicamente.
    Nonostante il linciaggio cui fui sottoposto da quanti – giornalisti, uomini politici
    e delle istituzioni – intervennero pubblicamente spinti non dal bisogno di accertare
    la verità dei fatti ma dall’interesse pregiudiziale a liquidare e bollare come falsa
    la notizia, con tutto ciò che ne seguiva sul conto di chi l’aveva propalata, nessuno
    avanzò per quei servizi richiesta di rettifica, né promosse azione giudiziale, penale o
    civile, nei confronti miei e/o dei responsabili (direttore e/o editore) della testata.
    Appena un mese dopo, a maggio 2004, per mie esigenze professionali estranee,
    dovetti sospendere la collaborazione con Canale 68 Veneto e trasferirmi in Sicilia.
    Nessun giornalista operante nel Vicentino si curò più della vicenda, forse perché tutti
    erano soddisfatti della conclusione “confezionata” e “servita” alla pubblica opinione
    come verità accertata e sentenza inappellabile (“Era tutto falso”), tranne Marco
    Milioni il quale – facendo il suo mestiere che prevede innanzitutto di misurarsi con i
    fatti e suggerisce di tenere alto su di essi l’esercizio del dovere critico della memoria
    – diverso tempo dopo rilevò più volte che nessun procedimento risultava aperto in
    Procura. Circa venti mesi dopo Milioni pubblicò allora un pamphlet in cui ripercorse
    la vicenda, rivelando circostanze che fecero sorgere dubbi sulla linearità e sulla
    correttezza delle indagini.
    Per quel libro, oltre al suo autore, incredibilmente fui querelato anch’io perché lo
    avrei ispirato, non si capisce in che modo e attraverso quali atti, se non per avere
    realizzato quei servizi dei quali nessuno però ha voluto mai chiamarmi a rispondere.
    La denuncia-querela, con la stessa fantasiosa motivazione di avere ispirato l’opera
    editoriale, fu estesa anche ad una terza persona, Loris Bertezzolo, la cui unica
    responsabilità era quella di essere stato testimone di un episodio di violenze fisiche
    commesse da uno dei sacerdoti e incontestabilmente confermato da più fonti.
    L’estraneità di Bertezzolo è stata accertata già nell’udienza preliminare. Io e Milioni
    siamo stati giudicati con sentenza emessa a conclusione del dibattimento.
    Tale sentenza è stata nei miei confronti – ormai definitiva – di assoluzione per non
    avere commesso il fatto; di condanna – appellata però dall’imputato, e quindi ancora
    oggetto di giudizio – per Milioni la cui colpevolezza è stata riconosciuta per una sola
    delle numerose imputazioni. Da tutte le altre è stato assolto.
    La condanna di Milioni per diffamazione si riferisce unicamente ad una frase,

    2

    contenuta nel libro e consistente nel giudizio espresso da un sovrintendente di
    polizia, Flavio Bellossi, genitore di uno dei minori vittime di percosse da parte di
    uno dei sacerdoti: <>. Frase effettivamente pronunciata
    dall’interessato come dimostra una registrazione che né il pubblico ministero, né il
    giudice del dibattimento nel procedimento di primo grado hanno voluto acquisire, ma
    che si spera possa essere tenuta nel debito conto nel processo d’appello.
    Ma più del mero esito assolutorio per me e (con la sola eccezione riferita) per
    Milioni, va rilevato che la sentenza e l’intero processo hanno dimostrato che:
    a) il procedimento che doveva accertare la verità o meno degli episodi di violenza
    fu insabbiato (al punto che lo stesso giudice del dibattimento ne ha definito il
    relativo fascicolo un “sommergibile in immersione”) in violazione delle regole
    più elementari del diritto processuale penale;
    b)ad insabbiarlo fu il magistrato, Giorgio Falcone, – risultato titolare
    dell’inchiesta fino al 26 aprile 2004 – che ci ha querelati per diffamazione nel
    presupposto che egli non avesse mai avuto tale titolarità;
    c) fu proprio il libro di Milioni, due anni dopo, a fare ripartire il procedimento che
    altrimenti sarebbe rimasto nei …. fondali della procura di Vicenza;
    d) un altro magistrato, il procuratore capo Ivan Nelson Salvarani, prima che
    l’insabbiamento si mostrasse in tutta la sua platealità, per lungo tempo si
    rifiutò di fornire alla difesa di Milioni, nonostante reiterate richieste, il
    fascicolo che avrebbe fatto emergere lo scandalo;
    e) in danno di minori furono commessi nel duomo di Thiene reati non più
    perseguibili per mancanza di querela, dei quali gli investigatori non si
    curarono però di informare tempestivamente i genitori;
    f) le sommarie indagini compiute, su delega di Falcone, dall’allora tenente dei
    carabinieri Giovanni Scarpellini risultano viziate da incongruenze, anomalie,
    ombre sul fine effettivo dell’attività investigativa e violazioni delle procedure
    previste a tutela dei minori;
    g) fu Scarpellini ad indurre (con argomentazioni menzognere, oltre che lesive
    della mia onestà professionale) le madri di due ragazze minori a diffidare
    Canale 68 dal trasmettere le interviste (che io secondo Scarpellini avrei
    sicuramente manipolato e distorto nel loro significato) liberamente rilasciate
    il 6 aprile 2004 e purtroppo mai acquisite agli atti del procedimento, e il cui
    contenuto diverge sensibilmente dalle dichiarazioni rese dalle stesse ragazze
    così come risultano nel verbale d’interrogatorio redatto da Scarpellini.
    A mio avviso in questa vicenda è accaduto che diversi soggetti (ufficiali di polizia
    giudiziaria, magistrati, giornalisti) hanno agito contro la libertà d’informazione,
    manipolando i fatti per coprire la responsabilità delle persone coinvolte, protette da
    centri di potere (politici, economici, editoriali) influenti e corruttivi.
    Un altro fatto di gravità inaudita, in un procedimento a mio parere pesantemente
    viziato da una posizione di ostilità preconcetta contro due giornalisti colpevoli
    solo di avere fatto il loro dovere, è stato il sequestro giudiziario preventivo della
    pubblicazione, ancora in atto, disposto già nel mese di aprile 2006, con zelante

    3

    sollecitudine rispetto alla richiesta e in deferente ossequio ai due querelanti, un ex
    capitano dei carabinieri ed un magistrato le cui affermazioni sono state stracciate
    totalmente nel processo, con la sola eccezione della frase “Scarpellini è un colluso”
    però incontestabilmente vera come documenta la registrazione depositata, disponibile
    nel processo d’appello.
    Se si considera che ciò su cui il magistrato Falcone ha basato la sua denuncia-querela
    è risultato falso (egli era effettivamente il p.m. dell’inchiesta ed è risultato anche
    essere il p.m. che l’ha insabbiata) e che, con la sola eccezione indicata, la stessa cosa
    è emersa sul conto di Scarpellini, si ha un’idea della gravità dell’attacco portato alla
    libera informazione.
    Un capitolo a parte merita in proposito il ruolo giocato nella vicenda dalla stampa,
    almeno quella più diffusa e influente nella realtà locale vicentina.
    Il Giornale di Vicenza, dopo gli articoli pubblicati tra l’1 e il 14 aprile 2004
    sostanzialmente per denigrare l’attendibilità dei miei servizi televisivi sulla vicenda,
    nel 2008 riferendo delle udienze svoltesi a Trento (essendo coinvolto, in questo caso
    come parte lesa, un magistrato di Vicenza) ha falsato macroscopicamente anche i
    dati elementari del processo, per ingannare i lettori e propinare loro un resoconto di
    cronaca giudiziaria del tutto estraneo alla realtà ma pienamente convergente con gli
    interessi dei due querelanti.
    Su questi aspetti, al vaglio degli organismi preposti, non intendo qui soffermarmi.
    Trovo invece urgente far sapere che, come cittadino e come giornalista, ho avvertito
    il dovere e il bisogno, per il bene della verità e della giustizia oggettivamente
    maltrattate in tutta la vicenda descritta, di sottoporre l’accaduto all’Autorità
    giudiziaria, affinché accerti e sanzioni le eventuali responsabilità.
    Per questa ragione il 9 marzo scorso, non quindi in un gesto d’impeto ma dopo
    una serena riflessione e un’attenta valutazione degli atti e delle motivazioni della
    sentenza, ho presentato al Comando Carabinieri di Catania, la città in cui attualmente
    lavoro, un esposto destinato per competenza alla Procura di Trento in cui denuncio
    alcune persone tra le quali: il sostituto procuratore Giorgio Falcone per il reato
    di calunnia; il procuratore Ivano Nelson Salvarani per i reati di falsità materiale
    commessa dal pubblico ufficiale e di rifiuto di atti d’ufficio; l’ex capitano dei
    Carabinieri Giovanni Scarpellini per i reati di calunnia, di falsa testimonianza e
    di subornazione; il sovrintendente di polizia Flavio Bellossi per il reato di falsa
    testimonianza; il giornalista Ivano Tolettini de Il Giornale di Vicenza per il reato di
    rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio.
    Quest’ultimo elemento della denuncia si riferisce forse al fatto più singolare di tutti: il 2 aprile 2004 quel quotidiano locale pubblicò la notizia dell’avvenuto interrogatorio di tre minori da parte del ten. Scarpellini, riferendone con rassicurante certezza l’esito, di totale esclusione della fondatezza delle notizie date dal sottoscritto.
    Esempio di rapidità e di efficienza della cronaca?
    No, molto di più: i tre interrogatori furono eseguiti da Scarpellini il 3 aprile!

    Angelo Di Natale

    TALE GRANDE SCANDALO INSABBIATO, MANIPOLATO, FALSATO E CENSURATO PER ANNI…..

    DOCUMENTI DENUNCE THIENE SEGNALAZIONE: SCANDALO: SCARPELLINI GIOVANNI COMANDANTE CARABINIERI COMPAGNIA DI THIENE(VICENZA) NEL 2004, MENTRE OGGI 2012 ATTUALE COMANDANTE POLIZIA LOCALE NORD EST VICENTINO A THIENE(VICENZA) E ALTRE PERSONE COINVOLTE….

    BAMBINI IMPORTANTE: VICENDA CASO SCANDALOSO INSABBIATO DA VARIE AUTORITA’ E GIUDIZIARIE AD ALTI LIVELLI FUNZIONARI PUBBLICI CHE HANNO MANIPOLATO COPERTO INSABBIATO LE VIOLENZE E MOLESTIE SESSUALI CHE VARI BAMBINI E MINORI DI VARIE ETA’ HANNO SUBITO…. VEDI ALLEGATI……….

    RICOSTRUZIONE VICENDA SCANDALO STORIA IMPORTANTE:

    IN QUESTA VICENDA E’ ACCADUTO CHE DIVERSI SOGGETTI
    ( UFFICIALI DI POLIZIA GIUDIZIARIA, MAGISTRATI, GIORNALISTI )
    HANNO AGITO CONTRO LA LIBERTA’ D’INFORMAZIONE, MANIPOLANDO I FATTI PER COPRIRE LA RESPONSABILITA’ DELLE PERSONE COINVOLTE, PROTETTE DA CENTRI DI POTERE ( POLITICI, ECONOMICI, EDITORIALI ) INFLUENTI E CORRUTTIVI.

    LA STRUMENTALITA’ ANCHE SISTEMATICA, E DI VASTI ASPETTI DELLA LORO
    GESTIONE E DI UN CIRCUITO D’AFFARI CHE ALIMENTA, LEGA E TIENE INSIEME
    IL POTERE POLITICO, COMPRESI I VERTICI DELLE AZIENDE PUBBLICHE CHE NE
    SONO EMANAZIONE E AMPI SETTORI DELLA BUROCRAZIA DELLA PUBBLICA
    AMMINISTRAZIONE, QUELLO ECONOMICO, FINANZIARIO, MEDIATICO E GIUDIZIARIO.

    E NON SOLO…

    DATI:

    IL SOTTOSCRITTO SCRIVENTE LORIS BERTEZZOLO
    THIENE (VICENZA), TESTIMONE OCULARE.

    CELLULARE: 3407156877

    E-MAIL: lorisbertezzolo@gmail.com

    La lettera aperta e i due esposti, oltre alla prima pagina e al
    frontespizio della denuncia. E L’esposto all’Ordine dei giornalisti.
    E NON SOLO…

    CENSURA E MANIPOLAZIONE CONTINUA PERPETUATA PER ANNI…
    ATTUALMENTE ANCORA NEL SILENZIO E CENSURA INACCETTABILE…

    SECONDA PARTE INTEGRATIVA DI COMPLETAMENTO LINK AUDIO E VIDEO E ALTRO…:

    IMPORTANTE:

    ULTERIORE MATERIALE COMPLETO INTEGRALE AGGIORNATO INTEGRATIVO
    DELL’INTERA VICENDA DI TUTTO IL CASO IN QUESTIONE QUI CITATO E COLLEGATO AGLI ALLEGATI FILE…

    IMPORTANTE PRIMO VIDEO DA VEDERE ( E DIFFONDERE…. )
    , VADA SOPRA CON LA MANINA DEL MOUSE E SCHIACCIARE SOPRA AL SEGUENTE QUI SOTTO RIPORTATO INDIRIZZO INTERNET LINK:

    http://www.youtube.com/watch?v=BIpfInmA5jY

    IMPORTANTE SECONDO E TERZO VIDEO DA VEDERE ( E DIFFONDERE…. ),
    ANDARE SOPRA SINGOLARMENTE CON LA MANINA DEL MOUSE AI 2 SEGUENTI DISTINTI RISPETTIVI VIDEO IN INTERNET, I 2 INDIRIZZI LINK SONO QUI SOTTO
    RIPORTATI:

    2’VIDEO: http://www.youtube.com/watch?v=u_BhmBOR1cQ&feature=related

    3’VIDEO: http://www.youtube.com/watch?v=jG5_I8XCAug&feature=related

    TALE GRANDE SCANDALO INSABBIATO, MANIPOLATO, FALSATO E CENSURATO PER ANNI…..

    ALTRI DOCUMENTI CIRCOSTANZIATI DETTAGLIATI E SPIEGATI IN TUTTE LE PARTI REPLICATE, DIMOSTRATE E SPIEGATE SEGUENTI:

    Il Giornale di Vicenza
    Data di pubblicazione 01 marzo 2008 – pag. 33
    Articolo dal titolo
    Molestie in parrocchia?
    <>
    di Ivano Tolettini
    (1*) Su You Tube … il servizio televisivo del falso scoop c’è ancora.
    Lo si può vedere in tutta la sua infondatezza. Ricordate ….? Fu una
    bufala colossale… Ci sono molti modi per condurre un’inchiesta
    giornalistica e descrivere i fatti come si disvelano. Ma se ci si
    affida <> per denunciare
    pubblicamente niente meno che un’ipotesi di molestie commesse
    da un sacerdote descritto come un criminale, la conclusione non
    può che essere problematica per chi l’ha alimentata. Per usare un
    eufemismo.

    PRIMA REPLICA CONTESTO E CONTENUTI DIMOSTRATI DEL GIORNALISTA RAI:

    (1*) Il falso scoop, visibile ancora in tutta la sua infondatezza, la
    bufala colossale sarebbero in un mio servizio (in effetti furono
    diversi servizi, ma su You Tube evidentemente ci sarà il primo o il
    più importante). In particolare io per denunciare nientemeno che
    un’ipotesi di molestie commesse da un sacerdote descritto come
    criminale, mi sarei affidato ad una persona non affidabile. Il
    riferimento, reso esplicito di seguito nell’articolo (quando si
    afferma …. Loris Bertezzolo, 34 anni, di Thiene. Fu colui che
    denunciò le presunte molestie …..) è a Bertezzolo.
    E’ falso e diffamatorio che io mi sia affidato a Bertezzolo il quale fu
    solo uno dei tanti testimoni di episodi di violenza fisica (e non
    sessuale). Io, come in ogni corretta condotta giornalistica, appresi,
    da più fonti e sulla base di una serie convergente di testimonianze,
    una notizia di pubblico interesse e decisi di renderla pubblica.
    Peraltro come si può agevolmente rilevare nella trascrizione dei
    miei servizi contenuta nel fascicolo dell’accusa io non feci
    riferimento nè ad alcun sacerdote identificabile nè ad una chiesa in
    particolare, proprio perchè volevo con la denuncia mettere in moto
    un’insieme di azioni che facessero cessare il problema, senza
    criminalizzare sommariamente e mediaticamente nessuno, prima
    dell’eventuale apertura di un procedimento penale con le garanzie
    che ne sono proprie a tutela degli indagati. Furono gli stessi
    sacerdoti della parrocchia e tutti coloro che a priori intesero
    difenderli – gridando allo scandalo non per i fatti, qualora veri, ma
    perchè qualcuno aveva osato denunciarli pubblicamente – a
    riconoscersi e a qualificarsi come “responsabili”, anche se di fatti
    non veri. E se non erano veri in riferimento a loro, come fecero a
    riconoscervisi?
    Inoltre è falso che Bertezzolo abbia denunciato o abbia riferito
    episodi di violenza sessuale. Proprio il servizio televisivo che il
    Giornale di Vicenza richiama all’inizio dell’articolo contiene tre
    interviste, una delle quali a Bertezzolo in quanto testimone di
    episodi di violenza fisica poi risultati ampiamente confermati nel
    procedimento contro i sacerdoti che ne è scaturito, ancorché
    archiviato. Ma io ebbi modo di apprendere da numerose altre
    persone, anche non intervistate televisivamente, gli episodi oggetto
    dei miei servizi. E’ quindi falso che mi sia affidato solo ad una
    persona non affidabile. Non mi sono basato sulle dichiarazioni di
    una sola persona e, comunque, proprio quella persona è risultata
    affidabilissima.

    TOLETTINI:

    (2*) Se a questo scenario descritto come ingiurioso dagli
    inquirenti si aggiunge un istant book …….. che delineava in
    maniera poco edificante l’attività investigativa dei carabinieri e del
    comandante dell’epoca Scarpellini …e quella del pubblico
    ministero Falcone il quale non era nemmeno titolare dell’indagine
    … l’epilogo per chi ha descritto una verità falsa …. il processo
    pubblico.

    SECONDA REPLICA CONTESTO E CONTENUTI DIMOSTRATI DEL GIORNALISTA RAI:

    (2*) Quanto ai Carabinieri come istituzione, forse non è superfluo
    rilevare che dopo i fatti di aprile 2004 (ovvero i servizi di Canale 68
    e le indagini che ne seguirono) Scarpellini fu trasferito d’ufficio dai
    vertici dell’Arma dei carabinieri. Rifiutò il trasferimento (non era
    quindi una promozione, né l’accoglimento di una sua richiesta) e fu
    nominato comandante della polizia municipale di Thiene: una
    nomina discrezionale da parte di quell’amministrazione comunale
    che aveva guidato, insieme al Giornale di Vicenza, il coro delle
    indignazioni non per le vicende denunciate da Canale 68 che, se
    vere, erano molto gravi, ma per il fatto che un organo
    d’informazione aveva osato trattarle. L’accertamento della verità
    pare non interessasse a nessuno, tant’è che quell’Amministrazione
    (sindaco e giunta) e la maggioranza del consiglio comunale presero
    subito posizione prima di ogni accertamento.
    Falcone, p.m. di turno quando viene trasmesso il mio primo
    servizio il 30-03-2004, è ancora il p.m. al quale, fino al 28-04-2008,
    quindi un mese dopo, si rivolge Scarpellini per chiedere l’acquisizione di tabulati telefonici. Ed anche il Giornale di Vicenza
    negli articoli di quel periodo cita Falcone come magistrato di
    riferimento. In ogni caso, poiché questo passo dell’articolo si
    riferisce all’istant book di Milioni e non ai miei servizi televisivi,
    bisogna distinguere la paternità delle varie parti di testo. A me, del
    libro “Mani d’angelo” è riconducibile esclusivamente il virgolettato
    dell’intervista e la postfazione a mia firma. Con tutto il resto io non
    c’entro nulla.
    Qual è allora la “verità” falsa (il riferimento ai carabinieri, a
    Scarpellini, a Falcone, il fatto che lo stesso asserisca di non essere
    stato titolare dell’indagine) cui in questo caso allude il Giornale di
    Vicenza coinvolgendomi in pieno, senza chiarire però quale sia il
    mio coinvolgimento che, in punto di fatto, è inesistente ?

    TOLETTINI:

    (3*) Angelo Di Natale considerato l’ispiratore ………….

    TERZA REPLICA CONTESTO E CONTENUTI DIMOSTRATI DEL GIORNALISTA RAI:

    (3*) Comprendo che questa sia stata la tesi, ancorché grottesca,
    dell’accusa, ma osservo: il Giornale di Vicenza la riporta come un
    dato di fatto, senza fare alcun riferimento in questo caso alla tesi
    della difesa e senza tentare di spiegare come, perché, in che senso,
    attraverso quali atti possa essere sostenuta l’ipotesi che io abbia
    ispirato un libro che ha un suo autore, un suo editore e un suo
    stampatore dichiarati, mentre non esiste un solo elemento che
    possa sostenere la tesi fantasiosa che io lo abbia ispirato.
    E’ chiaro che, in senso lato, i miei servizi televisivi abbiano ispirato
    la pubblicazione, ma esattamente come, in giornalismo, in
    letteratura e in ogni altra forma espressiva, chiunque può ispirarsi
    a vicende o ad opere di qualcuno. E poi è veramente singolare che
    non essendo io mai stato chiamato in causa per l’opera (i servizi di
    Canale 68) che portava la mia firma, lo debba essere stato per
    l’opera di un altro autore che alla mia si sarebbe ispirato.
    Ovviamente queste sono tutte argomentazioni che ho fatto valere
    nel processo, ma credo che rispetto ad un articolo ripetutamente
    diffamatorio nei miei confronti e comunque – per quanto rileva
    dinanzi alle competenze dell’Ordine – professionalmente
    censurabile, possa avere rilievo anche il totale silenzio in tale
    articolo sulle posizioni della mia difesa in proposito, mentre alla
    difesa di Bertezzolo il Giornale di Vicenza fa riferimento per
    sostenere che perfino essa lo considerava non affidabile.
    Affermazione falsa in punto di cronaca in quanto l’avvocato
    difensore, proprio per contestare che Bertezzolo potesse avere
    ispirato il libro (cosa fantasiosa e del tutto risibile non solo per le
    stesse ragioni valide a dimostrare la mia estraneità all’accusa, ma
    anche perché non una sola parola del libro può essere
    riconducibile a Bertezzolo e non c’è neanche una sua opera a
    monte, se non l’intervista di 20 secondi contenuta nel mio servizio
    nella quale egli riferisce un episodio di violenze fisiche, alla quale
    l’autore, Marco Milioni, possa essersi ispirato) disse che non ne
    sarebbe stato capace, non avrebbe saputo gestire un quadro
    composito come una denuncia giornalistica. Che c’entra
    l’affidabilità?

    TOLETTINI:

    (4*) Che la vicenda fosse destituita di fondamento lo si comprese
    dopo la prima settimana di indagini. I carabinieri ascoltarono le
    testimonianze di una decina di persone, tra cui alcuni minorenni, e
    si scoprì che le parole di Bertezzolo erano scritte nell’acqua.

    QUARTA REPLICA CONTESTO E CONTENUTI DIMOSTRATI DEL GIORNALISTA RAI:

    (4*) L’articolo insiste ripetutamente, peraltro senza mai alcun
    riferimento alla posizione della difesa, sulla falsità e
    sull’infondatezza dei miei servizi televisivi per i quali io non sono
    mai stato destinatario di querela, denuncia, citazione civile e
    nemmeno di una richiesta di rettifica, nonostante proprio su Il
    Giornale di Vicenza in tanti avessero annunciato e minacciato tali
    azioni e nonostante lo stesso Tolettini negli articoli pubblicati nel
    mese di aprile 2004 le avesse paventate e suggerite.
    Peraltro il procedimento i

  4. …….continuazione

    QUARTA REPLICA CONTESTO E CONTENUTI DIMOSTRATI DEL GIORNALISTA RAI:

    (4*) L’articolo insiste ripetutamente, peraltro senza mai alcun
    riferimento alla posizione della difesa, sulla falsità e
    sull’infondatezza dei miei servizi televisivi per i quali io non sono
    mai stato destinatario di querela, denuncia, citazione civile e
    nemmeno di una richiesta di rettifica, nonostante proprio su Il
    Giornale di Vicenza in tanti avessero annunciato e minacciato tali
    azioni e nonostante lo stesso Tolettini negli articoli pubblicati nel
    mese di aprile 2004 le avesse paventate e suggerite.
    Peraltro il procedimento in oggetto, al quale si riferisce l’udienza il
    cui esito è il tema dell’articolo del Giornale di Vicenza, non ha mai
    riguardato in alcun modo i miei servizi televisivi di quattro anni
    prima. Nondimeno l’articolo batte sempre sullo stesso tasto,
    ovviamente a senso unico. E per l’ennesima volta ribadisce la solita
    lampante falsità in riferimento a Bertezzolo e, indirettamente in
    questo caso, anche a me in quanto avrei dato credito alle sue
    menzogne sugli episodi di violenza sessuale: e invece è
    incontestabile che Bertezzolo non abbia mai avuto alcun ruolo nella
    vicenda se non per avere, come testimone oculare, riferito un
    episodio di violenza fisica (e non sessuale), peraltro ampiamente
    confermato anche da altri.

    TOLETTINI:

    (5*) Pur tuttavia, anche chi si attenne ai fatti e descrisse le
    faziosità di una campagna di stampa insensata, venne preso in
    mezzo perchè secondo gli autori c’era un <>. Si trattava di parole in libertà
    che, ad avviso della procura di Trento, colpirono la dignità del
    comandante Scarpellini e del dott. Falcone …..

    QUINTA REPLICA CONTESTO E CONTENUTI DIMOSTRATI DEL GIORNALISTA RAI:

    (5*) Ci risiamo. La mia fu una campagna di stampa insensata: ma
    in quale procedimento, in quale udienza ciò è emerso?
    L’affermazione altro non è che il giudizio dell’autore dell’articolo
    che però lo spaccia come elemento di cronaca giudiziaria
    emergente dall’udienza, diffamandomi per l’ennesima volta e
    ingannando i lettori nel propinare loro un accertato nesso di
    causalità tra il fatto che <> e il fatto che secondo gli autori
    (la frase è solo mia in quanto fa parte del virgolettato
    dell’intervista) <>.
    La frase <> è mia e costituisce
    l’unico addebito, riconducibile testualmente alla pubblicazione, che
    sia stato mosso nei miei confronti nel decreto di citazione in
    giudizio: peraltro proprio il rinvio a giudizio, con le imputazioni
    relative, è la notizia oggetto dell’articolo. E’ il caso allora di
    leggere interamente il periodo del libro di Milioni del quale la frase
    riportata fa parte. Ecco il testo:
    <>.
    Tale periodo è il terzo capoverso della postfazione firmata da me.
    Come risulta testualmente chiaro, e lo risulta ancora di più
    inequivocabilmente leggendo i primi due capoversi che lo
    precedono, io muovo critiche in generale al sistema complessivo
    dell’informazione nel Vicentino di cui lamento la scarsa qualità sul
    piano etico e deontologico. Destinatari di tali critiche sono quindi
    innanzitutto la classe giornalistica, per la parte che le compete, e
    soprattutto gli editori in quanto a mio avviso quel livello così basso,
    per me inaccettabile e inadeguato, di eticità e deontologia
    dell’informazione è dovuto principalmente alla commistione degli
    interessi in cui operano le aziende editoriali le quali, sempre a mio
    avviso, anziché perseguire con limpidezza e linearità l’obiettivo di
    realizzare il migliore prodotto possibile, cioè un’informazione
    veritiera onesta e credibile, si fanno strumento di altri interessi. In
    questo senso e in questo contesto io parlo di un circuito d’affari
    che alimenta, lega e tiene insieme il potere politico .. quello
    economico, finanziario, mediatico e, nel periodo a me noto, fino a
    maggio 2004, anche quello giudiziario.
    Non v’è alcun dubbio che il mio è un giudizio generale su un vasto
    settore dell’intera realtà – politica, imprenditoriale, economica,
    finanziaria – di un’intera provincia. E tale giudizio non è collegato
    in alcun modo ad alcuna vicenda in particolare. E ciò è ancora più
    chiaro se si legge il capoverso immediatamente seguente:
    <>. Quindi finora ho parlato di ben altro e di
    tutt’altro.
    E subito dopo aggiungo: <> (quelli sulla vicenda in oggetto sono quattro o cinque).
    Ancora una volta c’è la conferma piena che la frase oggetto del
    procedimento non si riferiva a nessuna vicenda specifica.
    In ogni caso essa contiene un giudizio critico sicuramente
    legittimo, perché rientrante nella protezione dell’art. 21 della
    Costituzione, e non riferito in particolare a nessun soggetto che
    non voglia per sua scelta e liberamente riconoscervisi.
    Sarebbe stato sicuramente meno strano e meno incomprensibile
    che a dolersene fossero stati giornalisti ed editori in primo luogo,
    poi politici, burocrati, gestori di aziende pubbliche, imprenditori,
    banchieri e, solo in ultimo, magistrati.
    Ma al di là di queste considerazioni pienamente accolte dal
    giudice, proprio per la chiarezza del significato di quella frase, è
    gravissimo, e gravemente diffamatorio, che nell’articolo in oggetto,
    quella frase venga del tutto falsata e utilizzata, con un significato
    completamente distorto e diverso da quello suo proprio, a supporto
    della tesi diffamatoria, portava avanti dall’inizio, dal Giornale di
    Vicenza: quella frase viene definita <>.

    TOLETTINI:

    (6*) Chi prestò fede a una <> per
    inseguire uno scoop fasullo rischia molto.

    SESTA E ULTIMA REPLICA CONTESTO E CONTENUTI DIMOSTRATI DEL GIORNALISTA RAI:

    (6*) Repetita iuvant. Chi, secondo Il Giornale di Vicenza, prestò
    fede a una persona non affidabile per inseguire uno scoop fasullo,
    sarei io. E’ già ampiamente emerso, ed è documentabile, che quella
    persona non era non affidabile e che lo scoop non era fasullo. E,
    comunque, tutto ciò c’entra ben poco con la notizia di cronaca
    giudiziaria trattata nell’articolo in oggetto. Quell’udienza e quel
    processo non riguardano minimamente quello scoop (ovvero i miei
    servizi televisivi) e quindi neanche quella persona, affidabile o
    meno, come sua fonte. La falsificazione dei fatti, dolosamente
    costruita in ogni passaggio dell’articolo, si spinge fino alle parole
    conclusive.

    NOTARE BENE: PS:

    SE IN SUA COSCIENZA RITERRA’ VALIDI TALI CONTENUTI, ANALIZZANDO,
    E VALUTANDO IL TUTTO COLLEGATO IN OGNI FORMA, ELEMENTO, ASPETTO,
    CONSEGUENTEMENTE TEMPORALMENTE IN VASTI ASPETTI…
    IMPORTANTI CON ULTERIORE MATERIALE E PROCESSO VINTO AL TRIBUNALE DI TRENTO CHE HA DIMOSTRATO MOLTE VERITA’ INSABBIATE… MANIPOLATE…. FALSATE…. ORCHESTRATE AD ARTE PER COPRIRE I 2 SACERDOTI…

    A vostra discrezione e valutazione del tutto, riferisca pure a chiunque Lei ritenga persone valide, idonee, opportune, per decidere il dafarsi su qualsiasi eventuale azione da poter intraprendere, e per varie diverse situazioni intrecciate delicate particolari, contesti, problematiche sociali di variegato tipo e genere, per poter migliorare così, almeno in parte, attraverso la Verità, vari, diversi, importanti, fondamentali, molteplici, vasti aspetti sociali, della città….
    Per troppi anni manipolata, orchestrata, falsata, insabbiata, e molto altro… in vari modi…
    (Come avrà constatato nella complessità, Veritiera, molteplice, dei vari diversi contenuti, documenti, materiale, contesti, aspetti sociali intrecciati, e molto altro…).

    IMPORTANTE CASO VICENDA SCANDALOSA PARADOSSALE CENSURATA E MANIPOLATA CONTINUAMENTE NEL TEMPO….
    A CHIUNQUE LEI RITENGA OPPORTUNO…
    O VALUTI LEI COME AGIRE NEI VARI MIGLIORI MODI POSSIBILI
    CHE LEI RITIENE PIU’ IDONEI, EFFICACI, OPPORTUNI…
    A FAR PRESENTE E FAR CONOSCERE TALI SCANDALOSE VERITA’
    PER MOLTI, TROPPI ANNI INSABBIATE CONTINUAMENTE….
    PER METTERE A CONOSCENZA E COMUNICARE ALL’OPINIONE PUBBLICA
    TALE GRANDE SCANDALO INSABBIATO E CENSURATO PER ANNI…..

    La Ringrazio per La Sua Cortese Attenzione, Tempo, Disponibilità, Serietà, Sensibilità, Umiltà, Professionalità, Coscienza, Etica, Senso e Dovere Civico, Morale e Umano…

    PS: NB: TENETE BENE PRESENTE, IN CONSIDERAZIONE, IN PRIMIS,
    CHE QUEL SACERDOTE MOLESTATORE SESSUALE,
    DON CRISTIANO MARSOTTO E’ ANCORA IN CIRCOLAZIONE LIBERO,
    E MOLTE PERSONE NON SANNO CHI E’ VERAMENTE COME PERSONA,
    QUINDI POTREBBERO ESSERCI ALTRI MINORI A POSSIBILE RISCHIO….
    QUINDI SAREBBE VERAMENTE MOLTO UTILE FAR CONOSCERE TALE
    STORIA VICENDA ATTRAVERSO TUTTO QUEL MATERIALE VERITIERO
    DIMOSTRATO LEGALMENTE SOCIALMENTE CHE VI HO INVIATO
    NELL’E-MAIL…,

    A VOSTRA DISPOSIZIONE PER QUALSIASI ULTERIORI CHIARIMENTI O ALTRO…

    PARTE FINALE:
    ECCO ALCUNE ALTRE PARTI PUNTI IMPORTANTI:

    PAGINA 11:

    CONTENUTO: 11 APOLLONI, SCARPELLINI E FALCONE: UNA CENA PER TRE…?

    Ma una delle vicende più oscure riguarda le manovre di
    corridoio seguite alla denuncia di Canale 68. Il quadro
    di riferimento è quello relativo ad una serie di incontri

    PAGINA 12:

    riservati ai quali Daniele Apolloni ex deputato del
    Carroccio e dell’Udeur sembra fare allusione. In più di
    una occasione infatti, poco dopo la deflagrazione del
    caso Thiene, Apolloni avrebbe fatto intendere ad alcuni
    suoi interlocutori che egli stesso si sarebbe incontrato
    a cena col tenente Scarpellini (comandante della
    compagnia thienese dell’arma dei carabinieri) e col pm
    Falcone, titolare dell’inchiesta. Motivo dell’incontro?
    Mettere una pietra definitiva sopra l’inchiesta nata
    dalle rivelazioni di Canale 68 («Bertezzolo è più che
    affidabile»… «i genitori si sono ritirati»). Se il
    tutto fosse vero, in base a quali prerogative un ex
    parlamentare, un pm e un tenente dei carabinieri, nel
    corso di una cena si sarebbero arrogati il diritto di
    mettere il coperchio ad una inchiesta scottante? È vero
    per di più che il vescovo di Padova Antonio Mattiazzo
    avrebbe chiesto ad Apolloni di intervenire su Bertezzolo
    affinché quest’ultimo non attirasse su di sé i riflettori
    mediatici accesi poco prima sul caso…?

    CONTENUTO 12: IL COMPORTAMENTO DEI CARABINIERI

    E così dalle pieghe della vicenda emergono altri aspetti.
    Aspetti riguardanti le modalità con cui sono state
    effettuate le indagini. Prima di tutto non si è mai
    capito se l’inchiesta sia effettivamente cominciata o se
    la magistratura berica si sia limitata ad aprire un
    fascicolo per fatti non contenenti notizia di reato. Il
    dubbio è grande. Se i venti testimoni hanno calunniato
    qualcuno, hanno riferito il falso e hanno inutilmente
    allertato le autorità, il pm Falcone doveva formalizzare
    le accuse nei confronti dei sospetti. Se le testimonianze
    invece sono circostanziate allora occorreva formalizzare
    le accuse nei confronti dei presunti responsabili. Sul
    piano procedurale e formale invece, l’inchiesta non si
    capisce che strada abbia seguito. Non si capisce se
    addirittura sia mai iniziata.
    Ovviamente un ruolo chiave nell’inchiesta è quello dei
    carabinieri thienesi, comandati dal tenente Giovanni
    Scarpellini. Proprio in base ai rapporti stilati dai
    militari il pm ha preso le sue decisioni. E così c’è una
    domanda che nasce spontanea. Se il procedimento è
    concluso, che fine hanno fatto i verbali contenenti le
    dichiarazioni dei testimoni? Perché non sono stati resi
    pubblici, se la vicenda fu veramente una montatura? Che
    timori avevano le autorità?
    In quest’ottica diventano importantissime le rivelazioni
    rese da una minorenne pochi giorni dopo gli scoop di
    Canale 68: «Era la prima settimana dell’aprile 2004 –

    PAGINA: 13

    dice la giovane della quale per motivi di opportunità non
    si può rivelare il nome – il tenente Scarpellini mi ha
    chiamato in caserma. Mi ha fatto fare un verbale dove
    raccontavo i fatti…». Nella fattispecie ai militari la
    giovane riferisce del comportamento di don Cristiano
    Marsotto, cappellano del duomo di Thiene; il racconto
    della minorenne è preciso: «… Quando era davanti ad
    altra gente insultava… Quando eravamo sole io e lei (il
    riferimento è ad una amica della ragazza, Ndr) era menoso
    nei comportamenti… mi dava fastidio quando toccava…
    quando mi dava gli schiaffi sul culo… faceva finta di
    niente come se non fosse successo… per il futuro spero
    che vada via, non voglio più vederlo».
    Così la giovane viene convocata dai carabinieri. «Loro
    hanno chiamato me… mi dissero che dovevo recarmi in
    caserma poiché dovevano farmi delle domande… mi sono
    recata in caserma un sabato mattina. Il tenente
    Scarpellini mi ha fatto fare un verbale dove raccontavo i
    fatti… dopo tre quattro giorni ho rilasciato
    un’intervista anonima (per Canale 68 Veneto, Ndr). Il
    giorno dopo i carabinieri hanno chiamato i miei genitori
    per dirmi che dovevo recarmi in caserma un’altra volta
    per farmi altre domande. Una volta giunta in caserma
    hanno consigliato ai miei genitori di fare una diffida
    per fare in modo che l’intervista non fosse mandata in
    onda perché poteva succedere che i preti potevano
    denunciarmi per diffamazione… e per aver detto il
    falso, quando il falso non era… i carabinieri dicevano
    che per quell’intervista potevano essere messe in bocca
    cose che non avevo detto… che l’intervista poteva
    essere manomessa o che venissero fuori frasi che non
    erano vere… la diffida è stata fatta dai carabinieri e
    mia madre l’ha firmata… la diffida è stata
    materialmente scritta al computer dai carabinieri (il
    riferimento è al tenente Scarpellini Giovanni, Ndr) e mia madre
    l’ha firmata…». Poi una stilettata all’indirizzo della
    benemerita: «Loro mi facevano delle domande su com’ero> vestita e su cosa
    avevo fatto io affinché i preti mi> insultassero… ma più di una volta don
    Cristiano mi ha toccato il sedere… io mi piegavo, lui era lì che mi
    stava parlando e mi toccava… ti dà fastidio che un
    prete ti tocchi il culo…».

    CONTENUTO 13: I NODI IRRISOLTI

    Insomma con che criterio il comandante dei carabinieri di
    Thiene(Scarpellini Giovanni) si arroga, se quanto descritto dalla giovane è
    vero, il diritto di scrivere una diffida per conto della
    madre di un testimone (o vittima)? È per caso il suo
    legale? Come mai si sospetta che i Media manomettano le

    PAGINA 14:

    informazioni e le interviste? Si vuole coprire qualcuno?
    La magistratura è a conoscenza di tali episodi? Come mai
    il pm non ha proceduto personalmente a sentire testimoni
    e potenziali accusati? Perché i carabinieri avrebbero
    fatto domande sul modo di vestire delle ragazze come se
    la foggia di un abito giustificasse le pruderie di
    qualche presule di provincia? E se quanto descritto dai
    ragazzi è vero, il parroco era a conoscenza dei
    comportamenti del suo cappellano? È vero che il
    consigliere Carlo Maino, ebbe a dire che l’intervento di
    Don Angelo sulla stampa fu anche concepito per attirare
    sul parroco le accuse di molestie che invece erano
    riferite ad un prete con le spalle meno forti? E
    soprattutto che fine hanno fatto le testimonianze dei
    ragazzi nelle quali invece si accusava Don Angelo di
    comportamenti violenti, come riferito peraltro da
    Bellossi junior, figlio di un sovrintendente della
    questura? Proprio Di Natale infatti nei giorni a seguire
    si era spesso domandato: «Come mai il Giornale di Vicenza
    non parla mai di queste evidenze? Come mai aperture di
    pagina del tipo “Contro il duomo solo falsità”, titolando
    in modo non virgolettato e quindi rendendo oggettiva una
    realtà come minimo ancora da dimostrare?».

    14 I MALTRATTAMENTI

    Le informative avute dall’Arma riguardano anche un caso
    grave di percosse. Un tredicenne residente nella zona
    della stazione ferroviaria di Thiene (tredicenne
    all’epoca dei presunti maltrattamenti patiti), riferì di
    essere stato duramente picchiato il 25 aprile 2002 da un
    sacerdote, proprio all’interno della sede delle opere
    parrocchiali: «Ho avuto una contusione alla spina dorsale
    quando mi ha buttato addosso al muro… Quando mi ha
    preso e mi ha sbattuto addosso al muro sono andato a
    sbattere addosso al pergolato di ferro». Questa scena è
    stata descritta per filo e per segno ai carabinieri
    thienesi da un testimone maggiorenne che ha pure
    sottoscritto quanto riferito. Che fine ha fatto quel
    rapporto? Le accuse erano vere o no? A quali conclusioni
    sono arrivati gli inquirenti? Perché i media locali non
    hanno puntato l’attenzione su questi fatti? È vero che
    tali accuse erano state rivolte a monsignor Angelo
    Rigoni?

    CONTENUTO 15: ATTENZIONI MORBOSE

    C’è un altro elemento però che getta un’ombra ulteriore.
    Una anziana thienese ha lanciato una accusa pesantissima
    nei confronti della parrocchia. Gli accadimenti sono
    circostanziati; il riferimento è ad una conversazione

    PAGINA 15:

    avuta con la madre di un bimbo che all’epoca dei fatti
    frequentava la parrocchia. La madre (all’epoca dei fatti
    abitava in zona Cappuccini a Thiene) parla di attenzioni
    morbose avute nei confronti di suo figlio da parte di un
    sacerdote del duomo. Il racconto dell’anziana signora
    residente in zona Duomo è preciso. Quest’ultima lo
    riferisce puntualmente. E viene pure fuori un nome:
    «…Don Cristiano insegna catechismo… Questo bambino ha
    chiesto di andare in bagno… Don Cristiano è andato ad
    accompagnarlo… e quando è stato in bagno… gli ha
    preso in mano il pene e gli ha detto… questo ti servirà
    per quando sarai grande». Tale circostanza è stata
    descritta anche ai carabinieri; il tutto in un paio di
    testimonianze rese per iscritto al comandante della
    compagnia thienese. Ma quale è stato il riscontro nelle
    indagini? Il tenente Scarpellini che cosa ha evidenziato?
    Si tratta di fatti veri o no? Se i fatti descritti sono
    veri perché l’indagine si è sgonfiata? Se i fatti
    descritti sono falsi o artefatti perché non si è
    proceduto ad incriminare chi ha gettato fango sulla
    parrocchia thienese del duomo? Le due cose non possono
    essere insieme vere e false. Quindi c’è una lacuna
    gravissima, persino paradossale, nella condotta dei
    carabinieri e nella condotta di chi li ha coordinati,
    ovvero il PM FALCONE.

    I MIEI DATI:

    LORIS BERTEZZOLO
    THIENE (VICENZA), TESTIMONE OCULARE.

    CELLULARE: 3407156877

    E-MAIL: lorisbertezzolo@gmail.com

    IN FEDE:

    LORIS BERTEZZOLO

    GRAZIE.

    IMPORTANTE CASO VICENDA SCANDALOSA PARADOSSALE CENSURATA E MANIPOLATA CONTINUAMENTE NEL TEMPO….

  5. …omissis…

    C’è una Interrogazione parlamentare del senatore Stefano Pedica scritta in attesa di risposta. Eccola : Atto Senato

    Interrogazione a risposta scritta 4-08094
    presentata da
    STEFANO PEDICA
    giovedì 2 agosto 2012, seduta n.785
    PEDICA – Ai Ministri dell’interno e del lavoro e delle politiche sociali – Premesso che:
    l’interrogante ha ricevuto numerose segnalazioni da parte del signor Mario Teodoro Pizzorno, residente a Ronco Scrivia (Genova), con le quali egli lamenta presunte carenze delle istituzioni competenti e dei servizi sociali in relazione al proprio stato di bisogno;
    in particolare il signor Pizzorno lamenta la totale assenza di aiuto da parte delle istituzioni competenti in numerose occasioni, tra le quali quella del proprio sfratto, quella della richiesta di legna per riscaldarsi, quella del pagamento della bolletta Enel del proprio negozio, unica fonte di reddito per la sua famiglia, nonché quella in cui chiedeva l’utilizzo dei servizi igienici presso la stazione ferroviaria;
    ad avviso dell’interrogante la tutela dei soggetti deboli deve essere considerata una priorità in ogni Stato democratico basato sulla tutela dei diritti fondamentali dell’uomo,
    si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quale sia la loro valutazione.
    (4-08094)

    Atto Senato

    Interrogazione a risposta scritta 4-08094
    presentata da
    STEFANO PEDICA
    giovedì 2 agosto 2012, seduta n.785
    PEDICA – Ai Ministri dell’interno e del lavoro e delle politiche sociali – Premesso che:

    l’interrogante ha ricevuto numerose segnalazioni da parte del signor Mario Teodoro Pizzorno, residente a Ronco Scrivia (Genova), con le quali egli lamenta presunte carenze delle istituzioni competenti e dei servizi sociali in relazione al proprio stato di bisogno;

    in particolare il signor Pizzorno lamenta la totale assenza di aiuto da parte delle istituzioni competenti in numerose occasioni, tra le quali quella del proprio sfratto, quella della richiesta di legna per riscaldarsi, quella del pagamento della bolletta Enel del proprio negozio, unica fonte di reddito per la sua famiglia, nonché quella in cui chiedeva l’utilizzo dei servizi igienici presso la stazione ferroviaria;

    ad avviso dell’interrogante la tutela dei soggetti deboli deve essere considerata una priorità in ogni Stato democratico basato sulla tutela dei diritti fondamentali dell’uomo,

    si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quale sia la loro valutazione.

    (4-08094)

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