Semi di Indipendenza e cooperazione fra i popoli

9 dicembre 2012 in Eventi

Fonte: Cantiere Ecologia

Giovedì 13 dicembre 2012 ad Ariccia è Festa: Semi di Indipendenza Saharawi
Una serata per celebrare la missione di un mese nei campi per rifugiati Saharawi nel deserto del Sahara.

Cosa ha in comune la situazione del popolo Saharawi con i gruppi di Cantiere Ecologia e le Transition Town? Cosa significa cooperazione fra i popoli?

Il popolo Saharawi è stato cacciato dalla propria Terra. Gli autori di questa vergogna sono stati la Spagna, il Sahara occidentale era una sua colonia, e la Monarchia del Marocco. Il motivo? Le risorse della terra dei Saharawi: petrolio, fosfati, minerali e le zone di pesca. Da più di 38 anni i Saharawi lottano per la propria indipendenza, una lotta pacifica attuata nei territori occupati, in quelli liberati e nei campi per rifugiati. I Saharawi ora, con poche risorse e tanta dignità, vivono e lottano con tutti i mezzi pacifici che hanno a disposizione. Due anni fa hanno realizzato una delle manifestazioni più grandi mai viste: 8.000 tende nel deserto, Gdem Izik, il villaggio della resistenza Saharawi, distrutto dopo poche settimane dall’esercito di occupazione marocchino. Da allora la resistenza si è diffusa su tutto il territorio occupato e anche in Marocco. I loro eroi sono Aminatu Haidar, la Gandhi del sahara, e gli attivisti che rischiano ogni giorno carcere e torture nei territori occupati. Nei campi per rifugiati puntano sulla formazione dei giovani e sulla solidarietà di popolo, usano l’energia solare e l’agricoltura biologica per coltivare il deserto dove solo esiliati, riciclano tutto il possibile e riparano ogni cosa.

Realizzano iniziative culturali come il Festival del Cinema del Sahara (Fisahara), Artifariti e la Saharamarathon. Costruiscono le loro case con la bioarchitettura e le tradizioni dei nomadi del deserto. La loro cultura ancestrale si è fusa con le idee del socialismo apprese a Cuba e della democrazia, formando una politica del tutto innovativa. I loro giovani girano il mondo per studiare e lavorare, per poi tornare e aiutare il proprio popolo, un sacrificio per le loro famiglie, che non hanno contatto con loro anche per 15 anni. Attuano il lavoro volontario per aiutare i più deboli e le famiglie in difficoltà, collaborano con le organizzazioni di tutto il mondo, gestiscono le proprie risorse in modo sostenibile e il più possibile solidale, sono ospitali.

Da un popolo così possiamo solo imparare: imparare la dignità, imparare a conseguire i propri obbiettivi con pazienza e perseveranza, possiamo vedere che un popolo può essere compatto e solidale, che esiste un diverso modo di socializzare e avere rapporti umani. Quelli che noi consideriamo “paesi in via di sviluppo” o “terzo mondo” sono invece i maestri del nostro futuro. Siamo abituati a pensare a loro come popoli che devono ancora raggiungere il nostro livello di vita e di cultura. Invece loro per necessità hanno affrontato un percorso che sarà utile proprio a noi, quando il petrolio sarà finito e, la società, come ora la conosciamo, non avrà più senso e non potrà essere più sostenuta. Loro sono più avanti di noi! Quello che hanno ideato e che stanno realizzando nel settore delle strutture sociali, delle tecnologie appropriate, della riparazione e il riuso degli oggetti, dell’uso sostenibile delle risorse, dell’agricoltura di sussistenza e sostenibile saranno gli strumenti per il nostro futuro. Un laboratorio che crea continuamente soluzioni innovative, una moltitudine inarrestabile che lavora per un futuro migliore, anche il nostro.

E noi cosa facciamo? Cantiere ecologia è un gruppo di Capacity Building. Cioè un gruppo nato per sostenere il rafforzamento delle capacità, sia individuali sia collettive, di affrontare e risolvere in modo efficace i problemi dell’ambiente. E’ un gruppo di volontariato che vuole costruire insieme un futuro migliore ! Nato nel 2010 il progetto è sostenuto dalla RESEDA onlus e dall’EcoIstituto, si basa sui principi delle Transition Town, della “Moltitudine inarrestabile” di Paul Hawken e usa il social network www.wiser.org .

Crediamo che sia importante iniziare a fare qualcosa di concreto, anche con piccoli progetti e attività pratiche, creare una rete sociale solidale e collaborare con le reti internazionali di cambiamento e con gli altri popoli. Cercando di attuare il detto pensare globalmente e agire localmente! Con la consapevolezza che il mondo ha bisogno del nostro esempio e non della nostra opinione. Facciamo orti collettivi, piantiamo alberi, sperimentiamo percorsi interiori, installiamo impianti solari, isoliamo le nostre case, riduciamo i nostri rifiuti e facciamo il compostaggio domestico, sensibilizziamo la gente e impariamo a lavorare in gruppo, utilizziamo la comunicazione ecologica e i metodi collaborativi. Progettiamo i nostri villaggi del futuro e un economia solidale e sostenibile, sperimentiamo le tecnologie appropriate e le mettiamo in pratica. Aiutiamo le altre persone e i popoli in difficoltà, siamo ospitali.

Non sarà facile cooperare con gli altri popoli quando il petrolio sarà finito, i viaggi diventeranno più difficili e lunghi. Ma forse per questi popoli sarà arrivata la libertà, infatti senza petrolio, non si può occupare facilmente una terra non tua. La loro vittoria arriverà insieme alla nostra liberazione!

Cosa abbiamo in comune con i Saharawi? Forse siamo i fratelli di queste persone!

Documento su i giacimenti di petrolio nei territori Saharawi e le nuove prospezioni portate avanti dalla Total: http://www.wsrw.org/a105x2436

Roberto Salustri

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