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La paura fa novanta? No: fa 5 miliardi di euro

26 giugno 2011 in Economia

Dal sito FUTURO LIBERO

Arriva l’estate. E si porta dietro l’ennesimo mostro sanitario. Dalla mucca pazza al batterio killer, in 20 anni le emergenze sono costate 5 miliardi

Di Nadine Federici

Si salvi chi può. Non ci siamo ancora ripresi dalla febbre suina che arriva il batterio killer. Giusto in tempo per far guadagnare alle case farmaceutiche un po’ di soldini con la vendita di qualche inutile vaccino o medicinale: bisogna rimpinguar le casse che sempre languono. Intanto, nello specifico, solo le cosiddette “emergenze alimentari” che si sono presentate nel corso degli ultimi vent’anni hanno avuto conseguenze economiche di non poco conto. E se ne sono andati via ben 5 miliardi di euro, che bruscolini non sono. La catastrofica stima della catastrofe alimentare la fa la Confederazione italiana degli agricoltori. In occasione della quinta Conferenza economica in corso a Lecce, la Cia snocciola cifre da capogiro scaturite da un’indagine preliminare. Il conto? Salato, anzi: salatissimo. Le stime danno il mal di pancia, ancora di più del batterio killer tanto di moda di questi tempi.

Soldi in fumo e niente arrosto

Per esempio, solo la Bse, affettuosamente chiamata “mucca pazza” (la più famosa di tutte), si è portata via 2,6 miliardi di euro. L’allarme sull’Encefalopatia spongiforme bovina risale alla metà degli anni ‘90. Nel mirino vi erano le farine animali con cui alimentavano i bovini. Se trasmessa all’uomo, si manifestava con una nuova versione della malattia di Creutzfeldt-Jakob, una grave malattia di degenerazione cerebrale. Il maggior numero di casi si è registrato in nel Regno Unito, con ben 158 vittime. La conseguenza pratica fu che dal 1994 al 2000 l’Unione Europea impose norme sanitarie severissime per gli allevamenti. In quegli anni i consumi di carne bovina subirono un brusco rallentamento. E la fiorentina fu bandita da tavole e ristoranti.

L’Aviaria si portò via 750 milioni di euro. In realtà i cittadini poterono beneficiare di lauti sconti sul pollame, cosa che venne apprezzata vista l’inflazione galoppante. La psicosi venne causata dall’influenza aviaria, con la presenza del virus H5N1 nei volatili e 351 casi di infezione trasmessa dagli animali all’uomo. I morti furono 129 in tutto, soprattutto in Asia fra il 2003 e il 2008. Oltre alla forte contrazione dei consumi di carne bianca, fra le conseguenze più gravi per l’economia vi fu l’abbattimento di milioni di volatili negli allevamenti di mezzo mondo, anche in circostanze per le quali il rischio infezione era tutt’altro che provato.

L’influenza suina, influenza A  o Swine Flu si portò via “solo” 250 milioni di euro. Nel 2009 esplode la paranoia. In un primo momento si dà la colpa ai maiali e la notizia sconvolge il settore suinicolo. Poi vengono scagionati gli allevamenti, ma il danno comunque è già stato fatto. Intanto le case farmaceutiche si fanno finanziare per il vaccino, che non ha neppure il tempo per essere testato. Scatta la psicosi nella psicosi: il vaccino è ancor più pericoloso della suina. E le scorte avanzano: poco importa, poiché i soldi vennero intascati e il fattaccio dimenticato.

La carne, le uova e il latte alla diossina sono costati 370 milioni di euro. I casi esplodono nel 2008, nel 2009 e nei primi mesi del 2011. Risale, però, al 1998 il primissimo allarme per la presenza di alti livelli di diossina nel latte di bovini in Francia, causato dalla contaminazione dei mangimi provenienti dal Brasile

Le mozzarelle dei puffi, invece, hanno fatto bruciare 380 milioni di euro. Il caso delle mozzarelle blu risale al 2010. Sono contaminate da un batterio negli stabilimenti di produzione tedeschi e che donava un elegante colore ai formaggi filati. Anche in questo caso i danni per i prodotti lattiero-caseari furono notevoli.

Da non dimenticare anche la peste suina con i suoi 250 milioni di euro, che nel 2002 colpì Germania, Francia e Lussemburgo. La malattia in realtà non presentava rischi per le persone, ma il principio di precauzione spinse i consumatori a ridurre fortemente l’acquisto di carne suina. Se non c’è pericolo, ce lo inventiamo, giusto per far crollare i mercati.

L’afta epizootica, chiamata anche “lingua blu”, non fu inventata da Umberto Eco. Bruciò pochi soldi alla fine: solo 200 milioni di euro, e nel 2001 esplose in Gran Bretagna, dove vennero abbattuti oltre 6,5 milioni di ovini, per poi diffondersi in Irlanda, Francia e Olanda.

La psicosi alimentare meno costosa di tutti, fu il manzo agli ormoni con i suoi 150 milioni di euro e una manciata di fregature in padella. Nel 1988 la carne di manzo proveniente dagli Stati Uniti divenne un problema per i consumatori europei a causa degli ormoni steroidei utilizzati negli allevamenti americani, in Europa ritenuti a rischio per la salute.

Intanto, Arrivano le ‘maxietichette’ salva Made in Italy. Il ministro delle Politiche Agricole, Saverio Romano, ha firmato il Decreto che impone dimensioni leggibili nella etichettatura dei prodotti alimentari ed il giusto posizionamento sul prodotto. Con queste maxietichette ora i consumatori italiani, a cominciare dalle persone anziane, potranno leggere più facilmente la provenienza dei prodotti sugli scaffali dei supermercati. Come dire: invece di metterci una toppa, Romano ci mette un’etichetta.

(9 Giugno 2011)

Fonte: FUTURO LIBERO

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